Vittorio Sgarbi rinviato a giudizio: rischia il processo per l’autenticazione delle opere (false) di De Dominicis

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:15

Il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi rischia di andare a processo per la vicenda dell’autenticazione di opere d’arte fasulle che ha coinvolto la Fondazione Archivio “Gino De Dominicis”, di cui è Presidente

Vittorio Sgarbi e la Fondazione Archivio “Gino De Dominicis” sono sotto inchiesta da quando si  scoperto che erano state immesse, sul mercato, all’incirca 250 opere d’arte attribuite al noto artista marchigiano ma in realtà fasulle e autenticate come originali. Della vicenda, che coinvolge 23 persone (Sgarbi compreso), avevamo già dato notizia anche noi nel corso dello scorso mese di dicembre. Adesso, per il Presidente della Fondazione è stato chiesto il rinvio a giudizio: ciò significa che Vittorio Sgarbi potrebbe essere processato per questi fatti.

Vittorio Sgarbi rinviato a giudizio, per i giudici deve essere processato

L’inchiesta sulla contraffazione di opere d’arte (in questo caso i tratta di falsi che sono stati spacciati per originali grazie ad autentiche fasulle) che vede implicato Vittorio Sgarbi Fondazione Archivio “Gino De Dominicis” va avanti. Dopo l’esecuzione di due misure cautelari- che hanno portato all’arresto di altrettanti indagati, oggi ai domiciliari- e l’iscrizione di 22 persone nel registro degli indagati, i magistrati hanno ora chiesto il rinvio a giudizio di Vittorio Sgarbi.

Le opere contraffatte, sequestrate dai Carabinieri del Nucleo Tutela, sono 250: alcune erano già state vendute ai collezionisti. Si parla di un giro d’affari di 30 milioni di euro. Secondo quanto riporta Sky TG24, per i giudici  Sgarbi si sarebbe reso colpevole della loro autenticazione. Il reato che gli si contesta è punito secondo i dettami stabiliti dall’articolo 178 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Vittorio Sgarbi rinviato a giudizio, cosa dice la legge sulla contraffazione di opere d’arte

L’Articolo 178 del D.Lgs. 24 gennaio 2004, n°42 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, noto anche come “Codice Urbani”) disciplina le pene comminabili per il compimenti del reato di “Contraffazione di opere d’arte”. Nello specifico, il comma 1 dell’articolo stabilisce che:

“1.  E’  punito con la reclusione da tre mesi fino a quattro anni e

con la multa da euro 103 a euro 3.099:

  1. a) chiunque, al fine  di  trarne  profitto,  contraffà,  altera  o

riproduce  un’opera  di  pittura,  scultura  o  grafica, ovvero un

oggetto di antichità o di interesse storico od archeologico;

  1. b) chiunque, anche senza   aver  concorso  nella  contraffazione,

alterazione o riproduzione, pone in commercio, o detiene per farne

commercio, o introduce a questo fine nel territorio dello Stato, o

comunque   pone   in   circolazione,   come  autentici,  esemplari

contraffatti, alterati o riprodotti di opere di pittura, scultura,

grafica  o  di  oggetti  di  antichità, o di oggetti di interesse

storico od archeologico;

  1. c) chiunque, conoscendone la  falsità, autentica opere od oggetti,

indicati alle lettere a) e b) contraffatti, alterati o riprodotti;

  1. d) chiunque mediante altre  dichiarazioni,  perizie, pubblicazioni,

apposizione  di  timbri  od  etichette o con qualsiasi altro mezzo

accredita o contribuisce ad accreditare, conoscendone la falsità,

come  autentici  opere  od  oggetti  indicati alle lettere a) e b)

contraffatti, alterati o riprodotti”.

 

Maria Mento

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