Uomo bruciato vivo in macchina: i responsabili sarebbero la moglie, suo figlio e l’amante di lei. Arrestati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:25
Ph ripresa da La Gazzetta del Sud

Gli inquirenti hanno arrestato tre persone che sarebbero responsabili della morte di Vincenzo Cordì (53 anni): si tratta di sua moglie, del figlio di lei e dell’amante della donna

Vincenzo Cordì (53 anni) venne ritrovato morto nella sua automobile nel corso dello scorso mese di novembre. L’uomo era stato arso vivo nel territorio di Roccella Jonica (Reggio Calabria). Dopo quasi tre mesi da questo agghiacciante delitto, gli inquirenti sono stati in grado di mettere a segno tre arresti: in manette sono finiti, oggi, la moglie del 53enne, il figlio nato dal primo matrimonio (quindi non figlio della vittima) e l’amante della donna.

Uomo bruciato vivo in macchina, tre persone accusate di omicidio e di concorso in omicidio

Tre persone sono state arrestate e tradotte in carcere grazie a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Locri. Si tratta di una donna, di suo figlio e di un uomo legato sentimentalmente alla donna:  come spiega la Gazzetta del Sud, tutti e tre sarebbero i responsabili- in concorso- del delitto perpetrato ai danni di Vincenzo Cordì (53 anni).

La vittima è stata uccisa tra il 12 e il 13 novembre del 2019, a Roccella Jonica. L’uomo era stato sorpreso dai suoi assassini mente si trovava a bordo della sua automobile ed era stato arso vivo. Il ritrovamento del suo corpo ha fatto scattare un’indagine condotta dai Carabinieri di Reggio Calabria e coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri.

Uomo bruciato vivo in macchina, la ricostruzione della dinamica del delitto

Lacnews.24 riporta i nomi degli indagati. Le persone accusate sono Susanna Brescia (43 anni), Francesco Sfara (22 anni) e Giuseppe Menniti (41 anni). Susanna Brescia e il figlio Francesco (che è disoccupato) hanno precedenti per reati contro il patrimonio. La donna, inoltre, ha anche dei precedenti per reati contro la pubblica fede. Giuseppe Menniti è un operaio con precedenti per reati contro la pubblica fede e per reati legati a sostanze stupefacenti.

Secondo la ricostruzione del delitto effettuata dagli investigatori, la donna avrebbe convinto il marito a recarsi- con l’inganno– in località Scialata (comune di San Giovanni di Gerace). A quel punto, con l’aiuto del figlio e del Menniti, lo avrebbe tramortito per poi cospargerlo di benzina e appiccare il fuoco alla sua vettura.

Uomo bruciato vivo in macchina, oggi la conferenza stampa sul caso

A queste azioni (dopo il ritrovamento del cadavere) è seguito un depistaggio: la vedeva aveva cercato di far credere agli inquirenti che il marito si fosse suicidato a causa della depressione. Invece, le Forze dell’Ordine hanno invece fatto luce su questo fatto di cronaca, rintracciando il movente del delitto in ambito familiare.

Per le ore 17:00 questo pomeriggio è attesa una conferenza stampa presso il Gruppo Carabinieri di Locri e il Procuratore della Repubblica di Locri Luigi D’Alessio fornirà ulteriori ragguagli su questi fatti e sulle indagini.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti su questa vicenda.

Maria Mento

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