Arrestato in Egitto uno studente dell’Università di Bologna con capi di accusa ignoti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:50

L’ordine di cattura risale al 2019, ma l’attivista e ricercatore Patrick George Zaky ne era all’oscuro. Ignoti anche i capi di accusa

IL CAIRO: E’ stato arrestato giovedì scorso Patrick George Zaky, giovane attivista e ricercatore 27enne di origini egiziane. Secondo quanto riportato dall’agenzia Dire, lo studente, una volta atterrato, è stato preso in custodia da parte della polizia egiziana con capi di accusa totalmente ignoti. In carcere non ha avuto la possibilità di comunicare né con la sua famiglia né con il suo avvocato.

Collaborava con varie associazioni umanitarie

Patrick era tornato in Egitto per passare un periodo di vacanza nella sua città di origine, Mansoura, e stava soggiornando a Bologna per frequentare un master sugli studi di genere. Il giovane attivista stava collaborando con varie associazioni umanitarie, fra cui l’Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr) che ha confermato sui social network la notizia del suo arresto, avvenuto per cause totalmente ignote. Nel 2018 Patrick aveva contattato l’agenzia Dire, dichiarando che “L’Egitto non è affatto un Paese stabile, né dal punto di vista socio-economico né delle libertà fondamentali. La gente non trova lavoro, il costo della vita continua ad aumentare e il governo fa di tutto per limitare gli spazi del dissenso”. L’associazione in cui è attivo il giovane “si batte per i nostri attivisti, ma anche per Giulio Regeni”.

Il mandato di cattura emesso nel 2019

I genitori dell’attivista hanno perso ogni contatto con lui da giovedì scorso fino a quando, questa mattina, è stato riportato a casa. Al momento dell’arresto lo studente non ha avuto la possibilità di contattare nessuno, né la sua famiglia né il suo avvocato. Amnesty ha riferito che l’arresto di Zaky è avvenuto per un ordine di cattura emesso nel 2019, i cui capi d’accusa sono totalmente ignoti anche allo studente stesso. Secondo l fonti di Amnesty Zaky potrebbe aver subito torture come l’elettroshock durante l’interrogatorio. Il portavoce di Amnesty international, Riccardo Noury, ha dichiarato che “Condanniamo l’arresto di un attivista per i diritti umani, che ora rischia un periodo di lunga detenzione e torture”.

Inevitabile il collegamento con la terribile vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore di Cambrige e attivista ucciso e torturato in Egitto tra gennaio e febbraio 2016, i cui responsabili sono tutt’oggi ignoti.

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