Giorno del Ricordo, 77 anni fa iniziava la strage di massa delle Foibe: l’Italia che non vuole dimenticare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:55

A sedici anni dall’istituzione ufficiale del Giorno del Ricordo, domani verrà commemorato ancora una volta l’eccidio delle Foibe e le migliaia di persone uccise sotto il generale Tito

Nel 1943, 77 anni fa, iniziava il dramma che avrebbe portato alla morte di violenta di migliaia di persone nelle Foibe. Non sappiamo neppure il numero esatto di quanti– tra Istria, Dalmazia e Venezia Giulia- furono massacrati dalla furia degli uomini del generale Tito: si parla di una cifra che varia dalle 3mila alle 11mila vittime. Molti altri fuggirono e non poterono mai più fare ritorno, dando vita a un’altra- dolorosissima- diaspora. Nel 2004 un’apposita legge ha istituito, in Italia, il Giorno del Ricordo (il 10 febbraio di ogni anno).

Il problema dell’Italia non risiede solo nel negazionismo (proprio un rapporto diffuso poche settimane da Eurispes ha stabilito che il 15,6% degli italiani non crede nella Shoah) ma anche- come ha voluto sottolineare con forza il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella– nell’indifferenza e nell’ignoranza che rischiano di travolgerci e di far passare per “normale” anche quel che normale non è.

Il ricordo dell’eccidio delle Foibe, le dichiarazioni di Sergio Mattarella per il 16esimo Giorno del Ricordo

Il Presidente Sergio Mattarella ha voluto ricordare l’eccidio delle Foibe parlando dei problemi più gravi che socialmente affliggono oggi il nostro Paese su certe tematiche storiche che non vanno assolutamente dimenticate: negazionismo, indifferenza e ignoranza.

La persecuzione, gli eccidi efferati di massa – culminati, ma non esauriti, nella cupa tragedia delle Foibe – l’esodo forzato degli italiani dell’Istria della Venezia Giulia e della Dalmazia fanno parte a pieno titolo della storia del nostro Paese e dell’Europa. Si trattò di una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono – per superficialità o per calcolo – il dovuto rilievo.

Questa penosa circostanza– continua ancora Mattarella nel suo discorso– pesò ancor più sulle spalle dei profughi che conobbero nella loro Madrepatria, accanto a grandi solidarietà, anche comportamenti non isolati di incomprensione, indifferenza e persino di odiosa ostilità. Si deve soprattutto alla lotta strenua degli esuli e dei loro discendenti se oggi, sia pure con lentezza e fatica, il triste capitolo delle Foibe e dell’esodo è uscito dal cono d’ombra ed è entrato a far parte della storia nazionale, accettata e condivisa. Conquistando, doverosamente, la dignità della memoria“.

Esistono ancora piccole sacche di deprecabile negazionismo militante“,  anche se “oggi il vero avversario da battere, più forte e più insidioso, è quello dell’indifferenza, del disinteresse, della noncuranza, che si nutrono spesso della mancata conoscenza della storia e dei suoi eventi“.

Il ricordo dell’eccidio delle Foibe, scritte nei pressi della lapide commemorativa di Casale Monferrato

Quest’anno, il ricordo dell’eccidio delle Foibe sarà celebrato in un clima particolare e tutt’altro che sereno. Colpa di quel negazionismo che Sergio Mattarella ha provveduto a stigmatizzare con le sue parole.

A Casale Monferrato (Alessandria, Piemonte) è stata vandalizzata la lapide che ricorda tutte le vittime. “Fasci occhio” e “Forza Nuova vecchia m***a” sono due scritte- poi cancellate– realizzate con della vernice rossa che sono apparse ieri sul marciapiede che porta alla lapide. Sempre ieri, alle ore 15:00 e in modo pacifico, si sono tenute le manifestazioni dell’Anpi e un sit-in di Forza Nuova.

I militanti di Forza Nuova (erano in 35) hanno deposto una corona sotto la lapide. Le persone che sono intervenute alla commemorazione dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) sono state 250.

Maria Mento

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!