Catania, psicosi da coronavirus: “Evitiamo sti c***o di negozi cinesi”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:05

Grazie ad un servizio di ‘Open’ è emersa una psicosi da coronavirus che si sta verificando in alcune zone di Catania che va a danno degli esercizi cinesi.

italiano 17enne a wuhanProbabilmente era inevitabile che con tutta questa sovraesposizione mediatica, il coronavirus facesse emergere episodi di psicosi da qualche parte. Nonostante i giornali ed i siti d’informazione più affidabili abbiano cercato di spiegare che in Italia non si stia vivendo nessuna emergenza (i casi di contagio sono 3 e tutti a Roma) e che l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia detto chiaramente che il cibo e i prodotti dei negozi cinesi non sono pericolosi, la diffidenza e la paura in alcuni casi hanno preso il sopravvento.

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Lo dimostra oggi un servizio pubblicato dal sito d’informazione online ‘Open‘ in cui vengono mostrati messaggi e diffusi audio di alcuni cittadini catanesi che allertano gli amici sulla presunta pericolosità di un negozio cinese. Secondo quanto riferito da queste persone, infatti, la proprietaria sarebbe andata in Cina per il tradizionale capodanno e sarebbe rimasta bloccata perché affetta da coronavirus.

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Coronavirus, a Catania è psicosi

Nei messaggi pubblicati da ‘Open‘ si leggono avvisi come: “Si pensa che abbia preso il coronavirus. Ora non sappiamo se è una cosa sicura però per il momento meglio evitare questi posti”. Il messaggio, passando da persona in persona, si tramuta in una notizia quasi certa, in un audio c’è qualcuno che tramuta la presunta quarantena della proprietaria dell’esercizio in quarantena del negozio: “Anche Lian Lian dicono sia stato messo in quarantena. Evitiamo sti ca*** di negozi cinesi”.

Qualora la proprietaria avesse davvero contratto il virus e si trovasse in Cina, ovviamente i prodotti venduti dal suo negozio in Italia non sarebbero pericolosi. Il che ovviamente ci suggerisce che l’invito a non andarci non avrebbe alcuna finalità di salvaguardare la salute pubblica. Con simili voci si accresce solo la paura infondata della diffusione e si danneggiano gli affari di commercianti che non hanno nessun collegamento con quanto sta capitando nel loro Paese d’origine.