Lorenzo muore di anoressia a 20 anni: sul web il dolore nelle sue canzoni, con l’alias ONCEtheKllr

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:10

Un dolore esistenziale talmente silenzioso quanto letale ha portato Lorenzo a lasciarsi morire lentamente a soli 20 anni.

Crescendo si ricorda il periodo delle superiori come quello in cui si era spensierati, senza la pressione del lavoro, la preoccupazione di come arrivare a fine mese, di come mantenere una famiglia che dipende da questo. Eppure la vita di un adolescente è tutt’altro che semplice. La fase di passaggio dall’età infantile a quella adulta è spesso segnata da ansia e preoccupazioni per il futuro, dalla sensazione di non essere abbastanza forti per sopportare quel peso che il mondo ci ha caricato sulle spalle.

Se a quella sensazione di inadeguatezza, si aggiunge anche il senso di vuoto e solitudine che spesso accompagna l’esistenza umana è facile intuire come quegli anni possano essere duri e dolorosi da affrontare. Nella maggior parte dei casi la famiglia, gli insegnanti e gli amici sono un rimedio sufficiente per riuscire a superare paure e dolore, ma ci sono casi in cui questo non è sufficiente.

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Lorenzo muore a 20 anni di anoressia

La storia di Lorenzo Seminatore è una di quelle che ci mette in guardia sul pericolo della depressione e dell’anoressia in giovanissima età. Il ragazzo ha cominciato a provare la voglia di morire quando aveva solamente 14 anni. Era un ragazzo dalla sensibilità spiccata, voglioso di dimostrare la sua abilità, perfezionista al punto da voler riuscire al massimo in tutto, persino a scuola. Eppure, proprio nell’anno in cui è entrato al liceo, qualcosa dentro di lui si è rotto: ha cominciato a non mangiare.

I genitori si sono preoccupati ed hanno fatto il possibile per fornirgli l’aiuto di cui sentiva il disperato bisogno: “Lorenzo aveva sedici anni e abbiamo deciso di ricoverarlo in una clinica privata a Brusson, in Valle d’ Aosta. Il percorso è stato lungo, ma ne era valsa la pena. Nostro figlio sorrideva di nuovo. Studiava, faceva i compiti che le insegnanti dell’ istituto Majorana di Moncalieri gli mandavano via mail”. Quella che parla è la madre, Francesca, la quale ricorda anche che gli insegnanti hanno fatto la loro parte per aiutarlo, andando ad interrogarlo nella struttura per non fagli perdere l’anno.

La ricaduta e la musica come terapia

Uscito dalla clinica Lorenzo sembrava tornato in perfetta salute, aveva ripreso a mangiare e uscire con gli amici. Lo stress per gli esami di maturità, però, l’hanno fatto ripiombare nella crisi. Uscito da scuola ha provato il percorso universitario, prima in Filosofia e poi in Scienze della Comunicazione, ma non è riuscito a proseguire. E’ stato in quel momento che ha deciso di provare ad esorcizzare il proprio dolore attraverso la musica.

Lorenzo ha cominciato a scrivere e cantare canzoni che pubblicava sul Web (Youtube e Spotify) con lo pseudonimo di ‘Once the Killer‘. In queste il ragazzo parlava dei suoi sentimenti, delle inquietudini che ne avevano condizionato la crescita, del dolore che lo aveva portato a non mangiare e pensare che forse a quella vita era meglio la cessazione dell’esistenza. Quei testi erano un grido di dolore, un appello lanciato al mondo, nella speranza che il suo io potesse essere compreso da qualcuno e che ci fosse chi lo avrebbe aiutato a superare il dolore.

Nemmeno lo sfogo creativo è servito ad esorcizzare quel dolore che da dentro lo consumava ogni giorno di più. Il 3 febbraio Lorenzo è morto nel suo letto, il suo fisico non ha più retto alla mancanza di nutrimento. I suoi occhi lucidi sono adesso i nostri, quelli di una società che non riesce a proteggere chi soffre come lui, quelli di una nazione in cui, come dicono i suoi genitori: “Non esistono strutture pubbliche in grado di accogliere e curare i ragazzi che soffrono di queste patologie”.

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