Coronavirus, parola all’esperto: “Niente panico, ma meglio se rimanete a casa”. La tabella di chi rischia di più

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:14

Coronavirus, sesta vittima in ItaliaRaggiunto da ‘Med4.care’ il medico Marco De Nardin spiega perché sarebbe meglio che tutti restassero a casa finché non si estingue l’epidemia di coronavirus.

L’esplosione improvvisa del Coronavirus in Italia ha gettato gli italiani nel panico. Prima di giovedì scorso, infatti, i casi di contagio erano solo tre e ben controllato allo Spallanzani di Roma. Da giovedì a oggi, in soli 5 giorni, i casi di contagio si sono moltiplicati sino a 229 tra Lombardia (la regione più colpita), Veneto, Emilia Romagna, Trentino, Piemonte e Lazio. A questi vanno aggiunti i 6 decessi. Già da sabato notte il governo ha adottato un decreto contenitivo per le zone ritenute epicentro dell’infezione, ovvero il lodigiano e il Vo’ Euganeo.

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Sono stati annullati tutti gli eventi sportivi, ma anche quelli aggregativi (Carnevale ad esempio). Sono state sospese le attività didattiche nelle Università e in alcuni comuni in tutte le scuole. Chiuse anche alcune aziende e uffici pubblici. Insomma si sta procedendo a delle misure drastiche, nel tentativo di evitare che il contagio si diffonda in tutta Italia.

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Coronavirus, perché è preferibile rimanere in casa

Raggiunto da ‘Med4.care‘, il medico Marco De Nardin spiega che questa epidemia di coronavirus è solamente 10 o 20 volte più pericolosa di una comune influenza. Ma allora per quale motivo il governo sta applicando delle misure contenitive così drastiche? La ragione non è il tasso elevato di mortalità del virus, il quale colpisce soprattutto le persone molto anziane o con problemi di salute pregressi, bensì una questione di infettività. Il medico infatti spiega: “è MOLTO PIÙ INFETTIVO dell’influenza, ciò vuol dire che si trasmette con enorme facilità”.

Per fare capire cosa intende, il medico fa un parallelo tra l’influenza stagionale e il coronavirus, precisando che i dati attuali sul Covid-19 sono parziali e ci si basa solamente su delle stime. Facendo un calcolo rapido e semplificato, l’esperto dice:

“Di norma l’influenza colpisce nell’arco di una stagione, supponiamo in 5 mesi, circa il 10% della popolazione. Quindi colpisce circa 5 milioni di italiani nell’arco di 30*5 = 150 giorni. La mortalità è dello 0,1%, quindi abbiamo circa 5000 morti (quasi tutti anziani) ogni anno in 150 giorni. Per ogni morto supponiamo di avere circa 4-5 pazienti in rianimazione, per tenerci larghi, e che tutti vadano messi in terapia intensiva. Mettiamo quindi 25.000 persone in terapia intensiva in 150 giorni, con degenza media di 7 giorni, ciò significa 1000-2000 pazienti al giorno in terapia intensiva in Italia durante l’inverno”.

Successivamente effettua lo stesso calcolo utilizzando i dati sulla diffusione del Coronavirus che abbiamo ad oggi:

“Vediamo ora cosa può accadere con il Coronavirus. Ricordiamoci che la grande differenza è che il Coronavirus è estremamente più infettivo e potrebbe infettarci, anziché in 150 giorni, in 30-60 giorni. Supponiamo 60 giorni. Ricordiamo che non esistono dati certi riguardo la potenzialità di persone che esso può infettare. Bisogna tenere conto che è un virus “nuovo”, quindi potenzialmente può colpire fino al 60% della popolazione, dati stimati, quindi facciamo qualche calcolo: Infettività: 60% potenziale (dati stimati) = 50 milioni * 60% = 30 milioni di infetti, di cui la stragrande maggioranza inconsapevoli.mortalità: 1-2% stimata = tra 500.000 e 1.000.000 milione di persone. (Per chi ama la precisione 300.000-600.000) Critici: 5% = 1.500.000 persone in 60 giorni. quindi circa 300.000 persone in terapia intensiva. Ma abbiamo solo 4000 posti letto! Come possiamo mettere 300.000 persone in terapia intensiva quando abbiamo solo 4000 letti?”.

Basandosi su questi numeri e dunque sull’eventuale impossibilità oggettiva di dare aiuto a tutte le persone che si ammalerebbero (con il conseguente aumento vertiginoso dei decessi), conclude dicendo: “Se state a casa, la gente si infetta poco alla volta. Molti non se ne accorgono. Gli altri, specialmente gli anziani, ma anche qualche giovane, noi medici e infermieri li prendiamo, li mettiamo in terapia intensiva, li curiamo e ve li restituiamo. Un poco alla volta. Se invece tutti escono di casa il rischio è che si infettino tutti insieme e che quindi non riusciamo a gestirli, con un aumento importante della mortalità”.

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