Coronavirus, le conseguenze economiche dell’isolamento dell’Italia: a rischio lo 0,4% del pil e 60mila posti di lavoro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:15

A rischio lo 0,4% del pil e 60mila posti di lavoro. Il Veneto lancia una richiesta di aiuto all’Europa

Il coronavirus sta causando non poche conseguenze sulla vita degli italiani. Fra gli effetti scaturiti dalla diffusione del Covid-19, oltre all’aspetto sanitario, vi è indubbiamente quello economico. Da un lato iniziano a manifestarsi le prime misure restrittive nei confronti dei cittadini italiani che si muovono all’estero, molti di questi per lavoro. Dall’altro la drastica battuta d’arresto che stanno subendo le regioni del nord, le quali contribuiscono in modo fondamentale al pil italiano. Le province attualmente poste in isolamento nel cordone sanitario, ovvero Pavia, Lodi, Cremona e Milano, da sole rappresentano ben il 12% del pil italiano e il 2% del pil dell’area dell’euro. 

L’appello della regione Veneto all’Europa

Elena Donazzan, assessore al lavoro e all’istruzione, si è fatta portavoce della regione Veneto nella trasmissione “L’Italia s’è desta”, mandata in onda sull’emittente radiofonico dell’Università Niccolò Cusano. Il rischio di recessione è molto alto. A tal proposito la Donazzan ha dichiarato all’emittente radiofonica: “Per il Veneto questo è stato un anno orribile. Il Veneto produce 165 miliardi di Pil, se non proviamo ad aiutare le nostre imprese, se l’UE non aiuta l’Italia che è contribuente attivo netto, l’economia del nostro Paese crolla. E’ tempo che quello che abbiamo dato all’Europa ci venga restituito perché ne abbiamo bisogno per sopravvivere. Questa situazione ha un impatto economico devastante per le imprese. La situazione economica è più grave di quella sanitaria, il nostro sistema sanitario è assolutamente efficiente“.

L’isolamento dell’Italia ai tempi del coronavirus

Va messo in evidenza, con il fine di evitare inutili allarmismi, che attualmente la maggioranza dei paesi dell’Unione non sta adottando provvedimenti di blocco di voli per l’Italia. Tuttavia l’attenzione deve rimanere particolarmente alta, visto e considerato che la questione potrebbe evolversi. Un caso che ha fatto molto discutere è stato indubbiamente quello dei turisti italiani bloccati alle Mauritius. Il divieto di fare scalo con la nave da crociera è arrivato dopo che uno dei membri dell’equipaggio ha iniziato a manifestare sintomi influenzali. Il ministro della Salute Speranza ha ribadito che gli italiani possono continuare a viaggiare. Per ora gli Stati che hanno vietato l’ingresso agli italiani sono quattro: Giordania, Mauritius, Kuwait e Seychelles. I paesi limitrofi a noi, però, come Romania, Francia, Macedonia del nord stanno caldamente suggerendo ai loro connazionali di non viaggiare verso l’Italia, sebbene i voli non siano stati bloccati ufficialmente. Un atteggiamento di cauta diffidenza, insomma. Nel frattempo Di Maio, in qualità di ministro degli Esteri, ha convocato tutti gli ambasciatori dei paesi esteri per fornire informazioni sull’andamento del contagio.

Confesercenti avverte: a rischio 60mila posti di lavoro

Nel frattempo a Milano la fiera del Salone del Mobile è stata rimandata a giugno a causa dell’emergenza sanitaria limitrofa alla città. Confesercenti ha effettuato una stima sulle perdite che potrebbe subire l’Italia: ben 3,9 miliardi, e questo dato è stato calcolato sull’ipotesi un’emergenza contenuta. Se la diffusione del virus continuasse, gli economisti hanno calcolato che l’emergenza potrebbe condurre alla chiusura di 15mila piccole imprese, creando un impatto allarmante sull’occupazione. I settori più colpiti saranno indubbiamente quelli del commercio e del turismo. Nel 2018, il 2.5% dei turisti erano di provenienza cinese. Stesso ragionamento va fatto per il commercio: circa il 3% del valore dell’export di beni italiani va direttamente in Cina e circa il 7% va ad altri paesi asiatici che riceveranno una forte battuta d’arresto nella loro economia dovuta al rallentamento della Cina. A causa del blocco, anche le importazioni di merci cinesi sono ostacolate, aspetto che potrebbe in futuro danneggiare i negozi che vendono al dettaglio beni di consumo di produzione cinese.

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