Coronavirus, Burioni al Corriere della Sera: “Non è un raffreddore. Ma nemmeno la peste”. E chiede scusa alla dottoressa del Sacco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:24

“Io sono il primo a dire che il coronavirus non è un raffreddore. Ma questo non significa che sia la peste”: così il professor Roberto Burioni, medico virologo ed influencer, ha parlato del virus che sta mettendo a soqquadro l’Italia – in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport.

In precedenza, Burioni aveva attaccato attraverso la collega Maria Rita Gismondo, dell’istituto ospedaliero Sacco di Milano, appellandosi a lei come “la signora del Sacco” – a causa di un numero errato riportato in un tweet (tweet pubblicato dalla dottoressa per tranquillizzare l’opinione pubblica. Come sarebbe stato il caso tutti avessero fatto sin da principio).

Una mancanza di rispetto che è balzata agli occhi di moltissimi e che ha portato Burioni a fare autocritica: “Sono io che ho sbagliato. Non avrei dovuto reagire chiamandola in quel modo. Non avrei proprio dovuto risponderle in pubblico”. “Avrei dovuto scriverle in privato e non l’ho fatto. O meglio, l’ho fatto poco fa. Le ho appena mandato una mail di scuse. Lei ha sbagliato un numero e io una parola. Ma sono giorni così, siamo tutti sotto pressione”.

Tutti sotto pressione, è chiaro: c’è chi prova a fare informazione (e sbaglia), c’è chi lavora in prima linea (e sbaglia numeri) e c’è chi pubblica libri (e sbaglia nella comunicazione – non ci riferiamo alla seguente, ovviamente).

Nel corso dell’intervista, Burioni ha espresso la propria “solidarietà a tutti i medici e gli infermieri che lavorano in prima linea”, sottolineando ulteriormente: “Io sono nelle retrovie, ma loro sentono fischiare i proiettili. Questa è una emergenza nazionale, perché non è limitata a una porzione di territorio come un terremoto. Perciò richiede un coordinamento”.

Per finire, Burioni non ha fatto mancare un attacco all’Europa (proprio per il fatto che non sia riuscita a coordinare i paesi che ne fanno parte in vista dell’emergenza coronavirus): “Sono cresciuto con il mito degli Stati Uniti d’Europa. Vedere che non riesce a gestire neanche questa emergenza… Il virus non è una questione divisiva come i migranti. Bastava fissare una linea comune — stesse regole a Parigi e a Milano — e ci si sarebbe tranquillizzati l’un l’altro”.

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