Polar bear day: ma il ghiaccio si riduce, le prede scarseggiano e gli orsi diventano cannibali. Di chi è la colpa?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:31

Orsi polari cannibali

L’autorevole quotidiano The Guardian ha portato all’attenzione di tutti una modificazione del comportamento degli orsi polari, causato dallo scioglimento dei ghiacci e dalla scarsità di cibo.

Greenme.it ha ripreso l’articolo in occasione della celebrazione del “Polar bear day spiegando come però, su questi animali, non ci sono buone notizie.

Degli scienziati russi hanno evidenziato infatti un aumento del cannibalismo tra gli orsi polari dovuto allo scioglimento dei ghiacci e alla scarsità di cibo.

La causa è da ricercarsi nello stress subito da questi animali, il cui habitat si sta riducendo progressivamente, con conseguenze drammatiche per tutti.

Mentre il mondo subisce lo scioglimento dei ghiacci, le cui conseguenze ipotizzate sono tremende e non del tutto prevedibili, questi animali stanno vivendo questo danno dalla prima linea.

Con la riduzione dei loro territori di caccia, molti esemplari tentano di avvicinarsi agli insediamenti umani nel tentativo di procurarsi del cibo, altri sono costretti a diventare cannibali.

Modificazione sostanziale del polo: di chi è la colpa?

Gli orsi polari si uccidono e mangiano a vicenda nell’Artico è una diretta causa dello scioglimento dei ghiacci. Ulteriori spazi vengono sottratti agli orsi dalla presenza umana e dall’antropizzazione.

A dirlo è Ilya Mordvintsev, ricercatore presso l’Istituto di Ecologia ed evoluzione Severtsov di Mosca ed esperto in orsi polari. Come riporta l’agenzia di stampa russa Interfax, Mordvintsev ha dichiarato che prima i casi di cannibalismo tra gli orsi polari capitavano raramente mentre ora si registrano abbastanza spesso.

In una presentazione a San Pietroburgo, Mordvintsev ha suggerito che il comportamento è probabilmente dovuto alla mancanza di cibo. “In alcune stagioni non c’è abbastanza cibo e i grandi maschi attaccano le femmine con i cuccioli” ha spiegato.

Un altra causa è la maggior presenza umana in Artico, specie a scopo lavorativo o di ricerca, con tutto ciò che questo comporta.

Ad esempio nell’area dal Golfo dell’Ob al Mare di Barents, dove gli orsi polari erano soliti cacciare, è diventata una rotta trafficata dalle navi che trasportano GNL (gas naturale liquefatto). La crescita delle attività delle compagnie energetiche nell’Artico sta dando il colpo di grazia ad una situazione già molto difficile per gli orsi.

Un altro scienziato russo, Vladimir Sokolov, che ha guidato numerose spedizioni con l’Artic and Antarctic Research Institute, con sede a San Pietroburgo, ha sottolineato un altra causa.

Afferma che quest’anno gli orsi polari sono stati colpiti da un clima insolitamente caldo sull’isola di Spitsbergen, nell’arcipelago delle Svalbard in Norvegia. Questo ha provocato l’assenza di sufficienti banchi di ghiaccio e neve, condizioni fondamentali per gli orsi che necessitano del ghiaccio marino per potersi muovere e procacciare il cibo.

In occasione di questa giornata il WWF ricorda che rischiamo di perdere il 30% della popolazione di orsi polari nell’Artico entro il 2050.

 

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