Coronavirus, l’attacco di Vittorio Feltri: “L’anziano che muore infetto è buono per le statistiche, però non dispiace a nessuno che finisca sottoterra”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:11

Come sempre Vittorio Feltri non le manda a dire.

Il Direttore di Libero (di cui abbiamo parlato ieri – di Libero, non del direttore – per il salto mortale legato all’approccio al Coronavirus) è tornato quest’oggi sul virus e sul fatto che colpisca con più virulenza chi ha superato i settant’anni.

Proprio come il nostro, che arriva a paventare un razzismo diffuso verso gli “anziani”: “Il razzismo è vivo e pugnace ma non colpisce i poveri africani o altri diseredati, bensì distrugge i vecchi, contro i quali si è sviluppata una vera e propria congiura. Chi ha compiuto 70 anni, o anche meno, è considerato una persona di scarso valore, un rincoglionito, di solito beone, indegno di far parte del consorzio civile. Mai quanto in questi giorni sono esplosi sentimenti ostili alla cosiddetta terza età”.

Un sentimento di ostilità che non ho percepito né vissuto, tranne nel motto “ok, boomer” – che prescinde per altro il dato anagrafico.

Chi più età ha (a meno che non sia – davvero – un rincoglionito, ma potrebbe tranquillamente esserlo già dalla gioventù), più ha da insegnare.

Se non la si pensa così, è perché mala tempora currunt.

Feltri ha quindi proseguito: “Complice il virus, l’anziano che muore infetto è buono giusto per completare le statistiche, però non dispiace a nessuno che finisca sottoterra. Anzi il suo funerale è consolatorio per i giovani, dimostra che Corona ci vede benissimo e uccide solo gli scarti vetusti della società. Se crepa un giovane tutti si spaventano per immedesimazione.

Pensano: oddio forse sono a rischio pure io. Se viceversa va al cimitero un soggetto attempato si fregano le mani dalla soddisfazione: meno male che il virus è esiziale soltanto per quei rompicoglioni che sfruttano la pensione immiserendo l’Inps”.

E se è vero che, qualora “crepasse” un giovane, lo spavento del pubblico sarebbe sicuramente maggiore, non credo che il motivo sarebbe legato ad eventuali risparmi in ottica previdenziale.

Ma arriviamo al finale – con un attacco agli antifasciti del 2020 (che lottano contro i mulini a vento – o contro i fantasmi, a suo dire):

“Eppure nessuno si scandalizza né deplora tale orrendo costume. D’altronde siamo abituati alla imbecillità diffusa. Basta constatare un particolare. Allorché l’Italia era schiava del fascismo non c’era in giro neanche un antifascista, ora che le camicie nere sono morte l’antifascismo trionfa. Lottare contro i fantasmi è facile”.

L’imbecillità diffusa, a mio modesto avviso, si manifesta in ben altre maniere.

L’antifascismo rimane legittimo, con i rigurgiti costanti di reazionarismo crasso e a tratti violento cui siamo costretti ad assistere ogni giorno (non starò qui a riportare i molteplici fatti di cronaca contro minoranze di varie tipo. Basta leggere quotidianamente un qualsiasi giornale).

R.D.V.

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