Coronavirus, il racconto inquietante di una donna guarita: “Non riuscivo a stare in piedi”

Una donna di Singapore guarita dal Coronavirus ha descritto come si sentiva quando la malattia era nella sua fase più acuta.

Per la prima volta da quando il Coronavirus si è diffuso, l’emittente britannica ‘BBC’ è riuscita ad ottenere la testimonianza di una donna che è guarita dalla malattia dopo essere stata in condizioni gravi. La testimone si chiama Julie, abita a Singapore e ha avvertito i primi sintomi il 3 febbraio. Aveva la febbre a 38° e dopo aver preso una medicina ha riposato per tutto il giorno.

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La donna non aveva nemmeno sospettato di avere contratto il Covid-19, visto che, spiega: “Mi sentivo semplicemente stanca, ricordo di aver dormito per tutto il giorno. I giorni a seguire la febbre era scomparsa e mi sentivo bene, nemmeno un colpo di tosse o uno starnuto”. Dopo 5 giorni, però, un medico l’ha informata che era risultata positiva al test sul virus ed è stata portata in ospedale per essere curata e posta in quarantena.

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Donna guarita dal Coronavirus: “Sentivo come se i polmoni andassero in sovraccarico”

La permanenza in quarantena di Julie è stata caratterizzata principalmente da noia e senso di solitudine: “Prendevo il cibo, i vestiti, le medicine e le tovaglie da una fessura di sicurezza. Ti permettono di fare chiamate, mandare messaggi e persino videochiamate. Quasi sempre sentivo il bisogno di bussare al muro e parlare con il paziente che si trovava nella stanza accanto. Così, per avere un contatto umano”.

C’è stato però anche il momento in cui le sue condizioni sono diventate critiche e Julie lo descrive con lucidità: “Quando sono entrata nella fase critica una delle cose che ho percepito è stata la difficoltà a respirare. Sentivo come se i miei polmoni andassero in sovraccarico, come se stessero facendo un sforzo“. La donna spiega infine che non ha idea di quali possano essere gli effetti del virus a lungo termine, ma racconta la propria esperienza: “Io so che non potevo camminare a lungo, semplicemente perché avevo il fiato corto e sentivo l’esigenza di sedermi”.