Morta a Gaza la ragazza di 10 anni che lottava contro il cancro. Israele le ha impedito di vedere i suoi genitori, ed ora impediscono le cure ad un’altra paziente

Miral non ha né potuto vedere i suoi genitori prima di morire né ricevere le cure necessarie. Israele ora vieta ad un bambino affetto da leucemia la possibilità di curarsi

Miral non ce l’ha fatta, nonostante le sue estenuanti lotte. Se n’è andata lo scorso venerdì sera all’An-Najah University Hospital, a Nablus. A comunicarlo è il direttore, che in un messaggio WhatsApp ha scritto: “Ci spezza il cuore farti sapere che Miral è morta venerdì sera. Ha aspettato per quasi due mesi per essere trasferita a un livello di assistenza più elevato. L’ospedale (a Gerusalemme est) e due ospedali in Giordania non l’avrebbero accettata. Che triste fine per una bellissima bambina che ha sofferto inutili sofferenze a causa della politica“. Ma Miral non è la prima, ma soprattutto l’ultima vittima a dover subire un’ingiustizia del genere.

Israele ha impedito alla piccola paziente di vedere i genitori

Ma il cancro non è l’unico mostro contro cui la giovane Miral ha dovuto lottare. Come se non fosse già abbastanza dura per una ragazza di soli dieci anni combattere contro un carcinoma aggressivo. I suoi genitori, mentre lei era in ospedale nel reparto pediatrico, erano rinchiusi nel carcere di Gaza. Alla richiesta dei genitori di poter avere il permesso di recarsi presso l’ospedale di Namblus dalla loro piccola figlia, il governo Israeliano ha risposto di no. L’unica persona della famiglia che Miral ha potuto avere accanto è stata sua nonna. A riportare la terribile notizia è Haaretz, un quotidiano israeliano. Dopo la pubblicazione dell’articolo sul quotidiano a sua madre è stato permesso di vedere Miral per un giorno, ma non al padre, che non ha mai più potuto rivedere sua figlia. 

Non sarà l’ultima ingiustizia subita da un bambino

Miral non sarà l’ultima bambina a dover subire una tale ingiustizia inflitta da Israele. Come lei tantissimi bambini sono impossibilitati ad avere cure mediche a Gerusalemme Est o in Cisgiordania. Il governo israeliano ha deciso di trincerarsi dietro le mura della burocrazia per giustificare le mancate cure a giovani vite afflitte da patologie gravissime. Fra i vari casi l’ONG Physician for Human Rights ha riportato quello di Yassin Razaka, un bambino di soli 4 anni affetto da leucemia, a cui è stato negato l’accesso all’ospedale di Nablus. Le autorità hanno impedito a lui e alla sua famiglia l’ingresso in Cisgiordania che potrebbe, in sostanza, salvargli la vita.

Due bambini sudanesi che vivono nella città di NewCastle, in Inghilterra, erano rimasti così tanto colpiti dalla storia di Miral che hanno deciso di scriverle una lettera: ” Cara Miral, odio che tu sia in ospedale e spero che tu stia meglio. D’ora in poi, per favore, pensa a migliorare e sicuramente migliorerai. Il mondo intero dipende da te. Spero davvero che tu stia meglio. So come ti senti”. Al messaggio di speranza Miral aveva risposto con una sua foto, nella quale, nonostante il terribile dolore, ha mostrato tutta la sua forza sorridendo con il pollice in su. Se gli adulti che le hanno impedito le cure avessero avuto anche solo un quarto della dignità di questi bambini a quest’ora, Miral, sarebbe ancora viva. 

Leggi anche -> Israele e Palestina, ancora una vittima innocente: adolescente palestinese ferita ed insultata da soldati israeliani

Leggi anche -> Missili a Gaza: uccisi tre bambini, raid nella notte

Leggi anche -> Terra dei Fuochi, continua la strage dei bambini: otto bimbi morti in 20 giorni