Porta a Porta sospeso causa Coronavirus, ma Vespa non ci sta: “Decisione dal sapore politico”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:42

“È sconcertante che, mentre il Paese chiede sempre più informazione si chiuda una trasmissione importante senza un motivo ragionevole. Debbo purtroppo concludere che la direzione aziendale ha tenuto conto del parere del segretario Usigrai che da sempre considera ‘Porta a porta’ un abuso. Ma questo dà alla decisione un sapore politico che mi preoccupa”.

Così – attraverso una nota stampa – Bruno Vespa si sfoga per la sospensione di ‘Porta a Porta’ legata alla emergenza coronavirus.

Parole molto dure, attraverso le quali il giornalista Rai muove delle accuse ben precise (“decisione” dal “sapore politico”: ci si chiede chi possa infastidire Vespa, francamente).

Ad ogni modo, pare che la scelta sia stata dettata dal fatto che il segretario Pd e presidente della Regione Lazo, Nicola Zingaretti, poi risultato positivo al coronavirus, è stato ospite di ‘Porta a Porta’ lo scorso mercoledì.

Ma secondo Vespa, ciò non comporterebbe alcun rischio sanitario:

“Nicola Zingaretti è venuto a ‘Porta a porta’ nel pomeriggio di mercoledì scorso e ha manifestato i primi sintomi di positività al virus sabato. Il direttore generale dello Spallanzani, professor Ippolito, mi ha confermato che il rischio si limita alle persone che nelle 48 ore precedenti (e non 72, come nel nostro caso) abbiamo avvicinato la persona infetta per più di mezz’ora a meno di un metro di distanza. Questo con Zingaretti non è avvenuto. Non esiste pertanto alcuna ragione sanitaria si cui si fondi il provvedimento”.

Dal canto suo, Vespa, non capisce ma si adegua: “Apprendo che la direzione generale della Rai avrebbe deciso di non mandare in onda ‘Porta a porta’ nelle giornate di oggi, mercoledì, giovedì. Da soldato, sono abituato da sempre a rispettare le decisioni aziendali. Ma questa mi sembra gravissima e pretestuosa“.

Anche perché Vespa – secondo quanto dichiarato – si sarebbe volontariamente sottoposto al tampone: “Poiché si è creato un allarme diffuso a via Teulada e tra i personaggi dello spettacolo ospiti della prima serata di venerdì, ho chiesto domenica di poter fare un tampone per tranquillizzare tutto il nostro mondo. Com’era prevedibile, il tampone ha dato esito negativo. Ieri sera il presidente della Società italiana di Pneumologia e ordinario nell’Università Cattolica, professor Richeldi mi ha rilasciato un certificato di buona salute e asintomaticità, ritenendo che io possa andare in onda dal nostro studio. Pronto a ripetere i controlli quando necessario”.

Anche se, di fatto, non sarebbe stato necessario. Perché – Vespa ha spiegato – è raro che il contagio si manifesti ad una settimana di distanza: “L’altra sera – aggiunge il conduttore – il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, professor Brusaferro, mi ha confermato che l’arco temporale del contagio è tra i 4 e i 7 giorni. Nella settima successiva si manifestano casi poco frequenti. Facendomi carico delle ansie del mondo produttivo del Centro tv di via Teulada, ho chiesto di poter condurre la trasmissione in collegamento da casa mia. Nemmeno questo mi è stato accordato”.

E così ‘Porta a Porta’ – programma della seconda serata Rai in onda da ormai 24 anni – dovrà fermarsi.

Per la rabbia di Bruno Vespa.

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