Tre giorni di tempo per evitare che il virus scenda nei polmoni? Facciamo chiarezza

Coronavirus, bufale sulla prevenzione

In questi giorni potreste essere incappati in un comunicato circolante sui social e che suggerisce come evitare che il virus, una volta contratto, scenda nei polmoni. Ecco di cosa si tratta.

Secondo il comunicato, per evitare la diffuisone del virus nel corpo bisognerebbe evitare di bere acqua ghiacciata e cubetti di ghiaccio, prediligendo liquidi caldi. Secondo lo stesso, il virus è molto grande quindi qualsiasi mascherina va bene mentre quelle di medici e sanitari sono diverse perchè “esposti a forti cariche del virus”.

Ancora, suggerisce come di lavarsi bene le mani e disinfettarle quanto si toccano superfici metalliche perchè qui il virus sopravvive per 12 ore. I vestiti che non si possono lavare tutti i giorni andrebbero esposti al sole così “il virus morirà”-

Tra gli altri suggerimenti quello di fare “gargarismi con una soluzione disinfettante che elimina o minimizza la quota di virus che potrebbe entrare nella vostra gola: lo eliminate prima che scenda nella trachea e poi nei polmoni”.

La disinformazione cambia faccia e nomi ma viaggia veloce

Il servizio di Butac.it ha messo in guardia da tale comunicato, ed altrettanto teniamo a fare noi, riportando le informazioni raccolte e messe a disposizione dal sito.

Come riportato da Butac, “I colleghi di Bufale.net l’hanno smentito punto per punto” con particolare riferimento alla parte sul ricercatore di Wuhan grazie a cui questi “consigli” sarebbero stati messi a punto.

Ma ora il comunicato gira con una premessa e una chiusura differenti, facenti riferimento a un medico italiano e all’associazione che presiede, una Onlus dedicata alla lotta alla trombosi.

La parte grave purtroppo è quella per cui l’associazione ALT ha davvero pubblicato quel comunicato sul proprio sito, all’interno delle news.

Comunicato scomparso senza nessuna smentita

Ora è stato rimosso, senza però che sia stata pubblicata alcuna smentita.

Il comunicato che avevano pubblicato ha avuto tempo di circolare a sufficienza da venire ripreso da alcune testate online, e venire diffuso sui social in maniera ancora più capillare.

“Il sito di ALT, non pubblicando alcuna smentita, purtroppo contribuisce ulteriormente alla diffusione di disinformazione. Perché il cittadino in cerca di fonti non trovando nulla non si convincerà che sia un falso. Io avevo tentato di contattarli stamattina tramite social network, senza però aver ricevuto alcuna risposta, se non trovare il comunicato rimosso alcune ore dopo.” Questo quanto riportato nel prezioso articolo di Butac.

“Quando si pubblica qualcosa di errato non ci si deve limitare a cancellare il tutto, ma occorre smentirlo, in maniera incisiva.”

Purtroppo in situazioni come quella che stiamo vivendo, presi dalla spinta emotiva (e dalla facilità) di aiutare con un click, la disinformazione viaggia facile e veloce. Il consiglio è di divulgare soltanto cose di cui siamo sicuri e di verificare tutti quegli argomenti che non padroneggiamo.

Non sarebbe male nemmeno una minor sicurezza, che spingendoci a cercare, ci porta a nuove fonti e confronti.

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