Coronavirus curato con la Vitamina C? Arriva la smentita dagli ospedali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:24

Sul web è emerso un audio in cui si sostiene che il Coronavirus venga curato con la Vitamina C negli ospedali, secca la smentita dei medici.

Pare impossibile, eppure anche in un momento di emergenza come quello che viviamo in Italia c’è chi si passa il tempo a mettere in giro notizie false. L’ultima in ordine di tempo riguarda la presunta “cura miracolosa a base di Vitamina C” che gli ospedali lombardi starebbero somministrando ai pazienti ricoverati. La voce si è diffusa tramite un audio WhatsApp in cui una donna dice: “La vitamina C è molto efficace sui pazienti affetti da coronavirus. La stanno utilizzando come terapia e le persone rispondono benissimo”.

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Nel mettere in giro la voce fasulla, la donna cita tre ospedale per rendere maggiormente credibile quello che dice. Le tre strutture che starebbero utilizzando questa cura sarebbero a suo dire: il Sacco, il Policlinico di Milano il San Gerardo di Monza. A smentire questa bufala ci ha pensato il direttore del reparto Malattie Infettive del Policlinico di Milano, Andrea Gori: “Smentisco categoricamente la notizia. Le terapie che utilizziamo per trattare i pazienti con coronavirus al Policlinico, così come al Sacco e al San Gerardo, sono standardizzate perché sono state decise dai primari di malattie infettive di tutta la Regione Lombardia in modo coordinato. E la vitamina C non è assolutamente contemplata”.

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Coronavirus, quali sono i farmaci utilizzati?

Rispondendo a questo quesito, l’esperto del Policlinico ha detto a ‘Repubblica’ che al momento si stanno utilizzando tre farmaci che sono stati prima testati in trial clinici. Ecco di cosa si tratta: “Prima viene somministrato un antiretrovirale, il kaletra, utilizzato in passato per il trattamento dell’Hiv, insieme all’antireumatico idrossiclorochina. Successivamente, in alcuni casi selezionati, possiamo utilizzare anche remdesivr, un nuovo farmaco sperimentale la cui efficacia è stata documentata dagli studi pubblicati dopo l’esperienza cinese”.

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