Coronavirus e obbligo di restare in casa, ma non tutti hanno una dimora: le difficoltà dei senzatetto in Italia

la ricetta per l'Europa?

Da quando il Governo italiano ha disposto che tutti i cittadini dovranno rimanere nelle loro case, si pone con maggiore evidenza il problema dei senzatetto: come faranno queste persone ad affrontare la quarantena?

Per tutti, da qualche giorno, vige l’obbligo di restare in casa (fatta eccezione per il lavoro e per le questioni di emergenza). Il problema è che non tutti, in Italia, hanno un’abitazione: ci sono persone che hanno perso tutto e che vivono accampate per le strade. Ai loro già evidenti problemi, derivati da una vita quotidiana condotta in modo non ideale (problemi di carenze igieniche, di non buona salute, di malnutrizione, di esposizione perenne al troppo freddo e al troppo caldo), si va dunque ad aggiungere il rebus della quarantena e una maggiore esposizione al virus, proprio in virtù della loro condizione di senzatetto.

Ci sono diverse associazioni di volontari attive su tutto il territorio nazionale, ma purtroppo- nonostante il loro grande e lodevole impegno- non si riesce a dare una stabilità a queste persone. I senzatetto mangiano spesso in mense allestite per i poveri, dormono in dei centri di accoglienza o in dei dormitori, ma la loro condizione sociale- nella maggior parte dei casi- non muta. Sena contare che queste soluzioni, in questo preciso momento storico, potrebbero aprire le porte ai contagi. Ce lo spiega Vita.it, attraverso un’attenta analisi della questione.

l problemi dei senzatetto al tempo del Coronavirus, ecco perché queste persone rischiano il contagio

Essere un senzatetto, in Italia, ai tempi del Coronavirus. Oltre agli anziani e alle persone immunodepresse, è proprio la categoria delle persone senza fissa dimora a essere più esposta alla possibilità di contagio. Perché? Perché, ovviamente, i senzatetto vivono per strada, non possono isolarsi tra le quattro mura di un edificio e possono sempre incontrare persone malate (magari asintomatici che non sanno di esserlo). Ma c’è anche un’altra ragione: le mense e i dormitori che li accolgono sono luoghi che per loro natura prevedono un assembramento di persone.

I senzatetto non sono tutti uguali, anche se le condizioni di indigenza e di mancanza di una residenza in molti casi sono delle condizioni comuni. È stata Ethos di FEANTSA (la Federazione Europea delle organizzazioni che lavorano con persona senza fissa dimora) ad aver classificato le diverse tipologie (sono quattro) di senzatetto che si possono incontrare per strada. Si tratta di persone senza tetto, persone prive di una casa, persone che vivono in condizione di insicurezza abitativa e persone che vivono in condizioni abitative inadeguate.

I problemi dei senzatetto al tempo del Coronavirus, a rischio le strutture di accoglienza

I senzatetto, costretti spesso a chiedere l’elemosina, non sono in grado di procurasi tutti i dispositivi di protezione che sarebbe utile utilizzare in senso anti-Coronavirus (mascherine, gel detergenti). Oltretutto, da tempo le persone lamentano il fatto che di mascherine non se ne trovino più (o se si trovano vengono vendute a carissimo prezzo).

Le strutture che li accolgono, come spiega Vita.it, non sono in grado di fornire assistenza alle persone che hanno contratto il virus: è facile intuire come basti una sola persona positiva a fare sì che tutta la struttura venga compromessa con la rapida diffusione, tra ospiti e operatori, del Covid-19.

Il rischio è che si possa decidere di chiudere a livello nazionale le strutture di accoglienza; queste disposizioni porterebbero in strada circa 50mila persone (questo il numero fornito della rilevazione Istat 2014) che non solo non sono in grado di difendersi dal virus ma che potrebbero anche divenire veicolo di contagio.

Maria Mento