Coronavirus: l’opposizione chiede la “chiusura” di tutta l’Italia, Conte resiste. Cosa rischia la nostra economia

Governo Conte Bis

La Lega continua a chiedere che vengano stoppate tutte le attività commerciali italiane per fermare il virus, ma Giuseppe Conte vacilla. La chiusura totale potrebbe essere un colpo  durissimo per la nostra economica

Il Coronavirus è un’emergenza sanitaria che presto si ripercuoterà pesantemente sulla nostra economia e sulla nostra società. Se è vero che la popolazione in questi giorni è messa a dura prova dal regime di quarantena forzata (ma necessaria) ordinato dal Governo, la chiusura delle attività commerciali sta mettendo in difficoltà tutti i lavoratori (e soprattutto quelli autonomi che si sostentano tramite partita I.VA.). L’Italia non si è mai ripresa dalla crisi economica iniziata nel 2008 e il rischio che il Paese corre in questo momento è quello di vanificare i piccoli passi fatti in avanti in questi anni.

Ci sono già state proteste da più parti, anche dai sindacati, di cui Giuseppe Conte deve tenere conto. Il Presidente del Consiglio, però, non sembra intenzionato (almeno per il momento) a voler dare ascolto alle richieste che gli arrivano da Matteo Salvini e da altri leader della maggioranza: chiudere tutta l’Italia. E infatti, con l’ultimo decreto emanato, si è deciso quali attività chiudere e quali no.

Giuseppe Conte non vuole chiudere tutta l’Italia, dalle ore 11:00 è in corso una videoconferenza col Presidente: industriali e sindacati coinvolti

Si sta tenendo proprio in queste ore mattutine una videoconferenza convocata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per parlare con i rappresentanti associazioni industriali e dei sindacati. La misura si è resa necessaria dopo le proteste e gli scioperi che hanno interessato le fabbriche italiane nelle scorse ore. Gli scioperi sono stati motivati dal fatto che i lavoratori chiedono la garanzia sui livelli di sicurezza sanitari necessari per poter continuare a lavorare in tranquillità, anche in piena pandemia da Coronavirus.

Roberto Speranza (Sanità), Roberto Gualtieri (Economia) e Nunzia Catalfo (Lavoro) sono i ministri che insieme al Presidente stanno prendendo parte ai lavori. Si parla, come previsto, delle misure di sicurezza contenute nell’ultimo DPCM: distanza di sicurezza, dotazione di mascherine, sanificazione degli ambienti di lavoro e dotazione di gel disinfettanti per la corretta igiene personale.

Giuseppe Conte non vuole chiudere tutta l’Italia, perché il “modello Cina” non funziona nel nostro Paese

Non è possibile chiudere l’Italia come è stato fatto con la Cina. Perché l’Italia non ha né la potenza economica della Cina né la sua estensione, tale da permettere una blindatura totale e di lasciare che le altre regioni sopperissero con servizi e produzione industriale allo stop temporaneo imposto alla regione di Wuhan.

L’ Italia non è la Cina, non ha la sua estensione geografica. Non si può fermare tutto, anche perché serve mantenere le condizioni minime di produzione per affrontare l’ emergenza sanitaria“, ha spiegato Giuseppe Conte.

Ne consegue che non si possano fermare né le attività economiche di prima necessità né quelle collaterali che ne garantiscono il funzionamento: non si possono chiudere i rifornimenti di benzina perché serve il carburante ai grossi mezzi che trasportano merci e cibo, non si possono bloccare idraulici ed elettricisti perché le persone potrebbero avere delle emergenze in casa (e in questo momento stare bene nella propria abitazione è quanto mai essenziale), e così via discorrendo.

Ma a non pensarla così è Matteo Salvini, il quale sostiene che per 15 giorni l’Italia vada chiusa tutta, senza dividere i lavoratori in “lavoratori di Serie A e di Serie B“. Secondo molti, che come Attilio Fontana (Presidente Regione Lombardia) scelgono una posizione morbida rispetto a quella di Salvini, il DPCM di Conte è incongruente su alcuni punti: il Presidente, cioè, non ha trovato la giusta misura tra le chiusure e la garanzia dei servizi che per necessità devono continuare a essere erogati.

Maria Mento