I dipendenti Amazon italiani lanciano una petizione: “Vogliamo protezioni contro il coronavirus”

I dipendenti di Amazon denunciano le mancate protezioni sanitarie da parte del colosso della distribuzione

La legge è uguale per tutti, ma in questo caso non per il profitto. Il guadagno non può prendersi il lusso di fermarsi neanche nel bel mezzo di una pandemia, e questo lo sanno bene i lavoratori di Amazon, il colosso del commercio elettronico statunitense con sedi in ogni angolo del globo.

La protesta lanciata dai lavoratori newyorkesi 

L’azienda americana pare voler far finta di niente dinanzi al dilagarsi del covid-19, costringendo i propri lavoratori a svolgere le proprie mansioni in un contesto di assoluta insicurezza sanitaria. Il gigante di Seattle ha anzi fiutato l’opportunità di incrementare i propri profitti, decidendo di assumere nuovo personale anche senza formazione pur di coprire le ore di lavoro aggiuntive. Dinanzi a questo scenario di totale incertezza e paura, i dipendenti della sede di distribuzione a New York hanno deciso di prendere posizione e denunciare la totale assenza di tutele nei loro confronti, lanciando una petizione. Nel documento di denuncia, tradotto anche in italiano, i dipendenti di Amazon chiedono che vengano adottate tutte le misure necessarie per far fronte all’emergenza Coronavirus, come la sanificazione di tutti gli ambienti, la riduzione degli standard di produttività, un congedo retribuito per tutte e tutti in caso di chiusura o di diminuzione delle ore di lavoro o in base alle esigenze personali di ciascuno, e misure di sicurezza per i corrieri. 

Già contagiato un dipendente italiano di Amazon

Non sono mancate le conseguenze delle mancate precauzioni rispetto all’emergenza. Particolarmente delicato infatti è il contesto italiano, che come ben sappiamo è divenuto oramai terreno di battaglia in prima linea contro il coronavirus. I magazzini Amazon sono rimasti aperti senza adottare le dovute misure di prevenzione, ottenendo come risultato il contagio di alcuni suoi dipendenti. Nel centro di distribuzione di Torrazza, in Piemonte, un dipendente è già risultato positivo al coronavirus. Nonostante tutto la sede è rimasta ugualmente aperta, continuando regolarmente a fare le sue distribuzioni.

La reazione dei sindacati italiani

In varie parti d’Italia stanno dilagando in risposta scioperi e proteste, che hanno già investito i magazzini di Amazon a Torrazza in Piemonte e a Passo Corese nella zona di Roma. Le segreterie nazionali dei sindacati Filt Cgi, Fit-Cisl e Uil Trasporti hanno denunciato la situazione: “In questi giorni frenetici e drammatici, in cui tutte le attività rallentano o si fermano, c’è anche chi incrementa i propri volumi sull’onda della preoccupazione generale. Amazon, in particolare, ha visto impennarsi le vendite on line e le conseguenti richieste di consegna” – e hanno aggiunto – “Il gigante di Seattle, in queste ore, sta richiedendo ai propri fornitori, corrieri piccoli e grandi, di acquisire manodopera, a tutti i costi, anche senza formazione specifica, e di mantenere ed incrementare addirittura i ritmi di consegna e di predisposizione dei pacchi”.

Le petizione è già stata diffusa anche negli Stati Uniti, in Francia e in Polonia, attraverso questo modulo qui.

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