Coronavirus e migranti, l’isola di Lesbo rischia il collasso: “Non siamo in grado di rispettare le norme igieniche”

L’isola di Lesbo rischia di vivere una pandemia nella pandemia. Il Coronavirus è arrivato anche qui, ma a causa della presenza di migliaia e migliaia di migranti non si possono mettere in atto le misure minime previste per la sicurezza personale

A Lesbo (Grecia) c’è una struttura che potrebbe accogliere, a pieno carico, 3000 migranti. In questo preciso momento, in questo campo, di persone ce ne sono 25mila: ben 22mila in più rispetto alla cifra consentita. Un numero di persone, stipate tutte insieme, che fa paura perché sull’isola è arrivato il Coronavirus.

Con un tale assembramento è impossibile pensare che si possano rispettare le norme igieniche e la distanza minima prevista. A raccontarci di questo dramma è un attivista trentino che opera in questa realtà.

L’isola di Lesbo tra migranti e Coronavirus, in 25mila dove dovrebbero stare (al massimo) 3mila persone

La disperata corsa alla salvezza che sta portando migliaia di migranti a fuggire verso l’Occidente, varcando il confine turco, non si ferma neppure con l’emergenza Coronavirus. Sulla rotta di chi decide di partire via mare, salendo in gommoni tutt’altro che sicuri, c’è l’isola ellenica di Lesbo, che da settimane ormai sta cercando di far fronte a una situazione che va ben oltre le sue possibilità di ospitalità e di accoglienza.

La popolazione residente è allo stremo e il malcontento generato dagli sbarchi viene fomentato dagli estremisti di Alba Dorata, che (armati) si sono scagliati contro i migranti- al fine di ricacciarli indietro- organizzando una vera e propria caccia all’uomo. Due giorni fa centinaia di abitanti sono scesi in piazza per manifestare contro queste azioni squadriste, segno di una resistenza contro la violenza che ha ancora voglia di dire qualcosa.

Il clima, comunque, non  sereno e c’è paura nell’aria. A fare le spese di questa situazione sono anche gli operatori delle Ong che si trovano costretti a lavorare privi delle giuste misure di sicurezza e in un clima in cui tutto può mutare repentinamente, da un momento all’altro. Il lavoro delle Ong è ostacolato anche dal Governo greco, che ha deciso di non far sbarcare più migranti e che sta tenendo delle operazioni militari che impediscono proprio l’accesso all’isola di Lesbo.

Il Coronavirus è arrivato anche a Lesbo: come riporta Il Dolomiti.it, la prima contagiata è una donna che sarebbe tornata da un viaggio in Israele. Si teme ce presto il contagio possa diffondersi e chiaramente la situazione più vulnerabile è quella dei campi profughi. In un campo che prevede, a massimo regime, la presenza di 3mila persone ora di persone ce ne sono 25mila; un assiepamento di gente che non consente a nessuno di mantenere la distanza di sicurezza prevista.

Medici senza Frontiere ha fatto diffondere dei volantini in cui viene spiegato tutto, ma il problema si incentra tutto sul come passare dalla teoria alla pratica.

L’isola di Lesbo tra migranti e Coronavirus, la testimonianza di Nicola: “La situazione potrebbe diventare esplosiva”

Nicola, attivista italiano che lavora per il “Centro Sociale Bruno”, ci racconta tutta la drammaticità della loro situazione:

Sono tutti molti preoccupati che il virus possa diffondersi nel se dovessero verificarsi i primi casi fra i migranti la situazione diventerebbe esplosiva. Il problema è che i richiedenti asilo non hanno modo di proteggersi e nemmeno di rispettare quelle minime norme igieniche che servirebbero ad evitare i contagi. Le persone qui vivono in una condizione di sovraffollamento cronico si calcola che gli accessi all’acqua siano 1 ogni 1400 richiedenti asilo”. E ancora:

 

Più le persone si rendono conto della situazione più la paura si diffonde. Se il Coronavirus arriva al campo di Moria sarà la fine, le strutture sanitarie non sono attrezzate per accogliere numeri così elevati di persone potrebbe essere un’ecatombe”.

Il campo di Moria è il più grande di cui l’isola greca disponga.

Maria Mento