Coronavirus, la psicoanalista spiega: “La famiglia potrebbe diventare il luogo massimo dell’insofferenza”

La psicologa Argenteri ha spiegato in un’intervista recente che questa epidemia potrebbe portare a problemi interpersonali all’interno delle famiglie.

Inutile negare che le misure restrittive richieste dal nostro Governo per contrastare l’epidemia di Coronavirus in Italia abbiano comportato un grosso sacrificio. Non solo perché molte persone sono state costrette a non lavorare, ma anche perché la convivenza forzata in casa potrebbe portare a problematiche di natura relazionale all’interno delle case. Per il momento, infatti, gli italiani sembrano aver preso con lo spirito giusto la quarantena in casa (quelli che la rispettano), ma se questa dovesse prolungarsi non è detto che alcune dinamiche familiari non portino al logoramento di alcuni rapporti.

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Per capire quali potrebbero essere gli effetti dell’epidemia e della conseguente quarantena sulla psiche degli italiani, il ‘Fatto Quotidiano‘ ha intervistato la psicoanalista Simona Argenteri, docente dell’ Associazione italiana di Psicoanalisi e dell’ International Psychoanalytical Association. La professoressa ha spiegato che l’emergenza ci ha colto in un periodo storico di negazionismo, in cui la maggior parte delle persone viveva nell’illusione che i grandi problemi sociali si sarebbero risolti magicamente. La psicanalista spiega infatti che: “Oscillavamo tra la negazione di enormi problemi (dalle guerre alle migrazioni al disastro climatico) e una sorta di voluta illusione che tutto si sarebbe aggiustato senza la nostra partecipazione”.

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Coronavirus, come ci cambierà l’emergenza? Quali saranno i possibili problemi?

Rispondendo alla curiosità su un possibile cambiamento della società, con delle persone maggiormente votate al “noi”, piuttosto che al “Io”, la dottoressa Argenteri risponde: “È una speranza alla quale siamo tutti chiamati a collaborare. Però si tratta di un evento che colpisce tutte le età, tutte le culture e le zone geografiche. Non è possibile prevedere come ce la caveremo, non ci sarà sicuramente un modo unico. Ci sarà chi approfitta di questa situazione, chi riscoprirà la famiglia, altri invece patiranno la sofferenza della convivenza e degli squilibri sociali. Quello che posso dire da psicoanalista, ed è la cosa a cui tengo di più, che paradossalmente il narcisismo, l’ egoismo sono un cattivo affare”.

Sulla possibilità che la popolazione umana possa aver imparato qualcosa alla fine di tutto, la psicanalista rimane con i piedi per terra e spiega: “Solo alcuni e solo in parte. In realtà neppure mi piace l’ idea che si debba apprendere dalle disgrazie, dopo che ci abbiamo sbattuto contro. Tutto il mio lavoro è teso, al contrario, a riconoscere e proteggere i valori dell’ esistenza da prima, non quando sono in estremo pericolo”.

Come detto, l’emergenza potrà avere effetti anche sulla famiglia e sui rapporti interpersonali: “Immagino che vedremo di tutto. Da un lato c’ è la speranza che questo sia un momento di riscoperta dell’ intimità, di valori, primari, di dialogo e unione; dall’ altro la famiglia potrebbe diventare il luogo massimo dell’ insofferenza, il posto dove scaricare rabbia, lanciarsi accuse reciproche. Per molti di noi il “fuori” era un importante mezzo di bilanciamento; di investimento intellettuale ed emotivo, essenziale per non mettere in prima linea i deficit dei rapporti di coppia o le difficoltà tra genitori e figli. Mancherà anche quella preziosa ‘zona intermedia’ che sono i rapporti con gli amici. Non nascondiamoci che la situazione è molto dura”