Coronavirus, il dramma delle case di riposo: a Mediglia morti 25 anziani in 23 giorni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:24

Il Corriere ha raccontato il dramma vissuto all’interno delle Case di Riposo lombarde in cui gli infermieri possono poco o nulla contro il Coronavirus.

Con l’intero Paese che vive un dramma senza precedenti dal dopoguerra in poi, capita che sia difficile raccontate tutti le problematiche che si affrontano quotidianamente. L’attenzione dei media, infatti, si concentra sul bilancio dei contagi e delle vittime, sulla carenza di materiale medico necessario e di dispositivi di protezione, sugli sforzi eroici di medici e infermieri.

Leggi anche ->Coronavirus, Attilio Fontana alza i toni: “Se non lo capite con le buone, saremo più aggressivi”

Una realtà finora poco raccontata è quella che vivono pazienti e infermieri nelle case di riposo lombarde. Il caso emblematico, portato alla luce dal ‘Corriere della Sera‘, è quello della Rsa di Mediglia, paesino alle porte di Milano. La struttura è stata isolata lo scorso 23 febbraio, quando sono stati riscontrati i primi 4 casi. Da quel momento in poi sono stati fatti molti tamponi ed i casi si sono moltiplicati. Ad ammalarsi non sono stati solo i pazienti, ma anche i medici e gli infermieri. Il dato che fa paura è quello delle vittime: sono morti 25 anziani in 23 giorni.

Leggi anche ->Coronavirus, i gruppi sanguigni al vaglio degli scienziati: le persone con gruppo A sarebbero più a rischio

Coronavirus: le case di riposo sono a rischio?

Il tragico scenario di Mediglia potrebbe essere lo stesso in altre case di riposo della zona di Milano. Sempre il ‘Corriere‘ ci racconta di come in una delle strutture per anziani, ad Affori, la situazione sembra stia degenerando. Alcuni figli preoccupati hanno raccontato al quotidiano che dalla struttura emergono notizie preoccupanti. Almeno quattro quelli che sono stati avvertiti dagli infermieri che da un momento all’altro i loro cari potrebbero morire. Uno di loro ha raccontato che al telefono gli è stato detto: “Sua madre ha febbre alta e tosse. Può succedere di tutto, da un momento all’altro”.

Nel contempo emergono le rivendicazioni e le lamentele dei sindacati degli operatori delle Rsa che lamentano la mancanza di forniture e di misure di sicurezza: “Non abbiamo mascherine. Non abbiamo protezioni. Nel nostro lavoro, per la cura di anziani non autosufficienti è impossibile rispettare le distanze. I contatti sono diretti e continui. Se entra il virus, sarà il disastro. L’arrivo nelle Rsa dei pazienti Covid-19 in convalescenza per liberare posti negli ospedali è un rischio che ci mette in estremo allarme”.

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!