Coronavirus, in Italia le fabbriche sono ancora aperte: da più parti se ne invoca la chiusura

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:42

Non solo Salvini e altri leader politici: anche i cittadini italiani e i lavoratori coinvolti chiedono lo stop totale delle attività produttive per contrastare al meglio il Coronavirus

Da Nord a Sud le proteste di quei lavoratori ancora costretti a recarsi a lavorare in fabbrica divampano e in tantissimi chiedono la chiusura contro il Coronavirus. Le misure di sicurezza per i luoghi di lavoro varate dal Governo Conte con il penultimo decreto emanato non sono evidentemente bastate a rassicurare gli animi. Si fanno insistenti le voci che chiedono la chiusura totale dell’Italia sul modello Cina, come già aveva fatto Matteo Salvini che aveva chiesto di rendere uguali tutti i lavoratori senza fare distinzioni in lavoratori di Serie A e Serie B. Il Governo pare intenzionato a voler mantenere attivi i servizi essenziali, ma le proteste crescono anche sui social.

I cittadini chiedono la chiusura delle fabbriche, gli operai si assentano per paura del contagio. Si sciopera

Si lavora ancora, in Italia. Chi può lo fa da casa, in modalità smart working, ma altri lavoratori sono chiamati a recarsi regolarmente e quotidianamente al proprio posto di lavoro. Si pensi a quelle fabbriche e agli esercizi commerciali che non possono chiudere perché devono mantenere attivi i servizi essenziali offerti ai cittadini.

Tuttavia, non tutto procede per il verso giusto: le attività hanno subito dei rallentamenti, si è reso necessaria una riorganizzazione per le modalità di accesso agli spazi comuni e talvolta anche una riduzione dei turni e dell’orario di lavoro. C‘è comunque malcontento tra i lavoratori, molti dei quali invocano la chiusura.

Una situazione che non è sostenibile, e non solo perché uscire da casa può essere un pericolo. Come ha rivelato Enrico Vacca, Segretario Generale della Fim Cisl Monza Brianza Lecco, soprattutto le piccole e medie imprese che devono rimanere aperte stanno subendo danni economici determinati dalla paura dei loro lavoratori:

Ci sono ancora scioperi soprattutto nelle piccole e medie imprese a testimonianza del fatto che il disagio tra i lavoratori è ancora forte, una preoccupazione diffusa per la propria salute che ha portato a tassi di assenteismo altissimi, del 40-50% medio sul territorio. Una situazione non gestibile a lungo”.

Dal 16 al 22 marzo 2020 Filctem Cgil Mantova ha annunciato una settimana di scioperi. Lo scopo è quella di tutelare la salute dei lavoratori e di accelerare la loro messa in sicurezza secondo le norme dettate dai nuovi DPCM:

“(…) Da domani si apre una nuova fase del contrasto dell’epidemia nei luoghi di lavoro: a sostegno della nostra azione, fabbrica per fabbrica, abbiamo convocato un sciopero di 7 giorni, che partirà con la giornata di domani per finire, salvo nuove mobilitazioni, domenica 22 marzo. Da parte nostra non c’è nessuna volontà di creare astensioni prolungate tanto meno danneggiare la produttività: il solo nostro scopo è di mettere ogni lavoratore dei nostri settori, se non ancora messo nella condizione di poter essere sicuro sul posto di lavoro dal proprio datore di lavoro, nella condizione di poter tutelare la propria salute. Scioperando. Un gesto unitario di grande responsabilità che ancora una volta mira a fermare il tremendo contagio lombardo che vedrà proprio questa settimana la probabile settimana di picco e cercare di dare tutti gli strumenti in nostro possesso ad ogni lavoratore preservare il proprio diritto alla salute e alla sicurezza”.

I cittadini chiedono la chiusura delle fabbriche, il post di “Potere al popolo”

Tra i tanti che in Italia, in questi giorni, auspicano che ci sia una chiusura totale delle attività produttive in Italia c’è anche la pagina Facebook di “Potere al popolo” . Circa un’ora fa la pagina ha pubblicato, mettendole a confronto, due immagini che mostrano (quella a sinistra) la mappa dei contagi e (quella a destra) la dislocazione degli impianti produttivi ancora aperti nel Bel Paese. Le mappe (vedere foto) mostrano che esisterebbe una correlazione tra la distribuzione dei contagi e le zone dove ancora si lavora (non da casa), con una evidente concentrazione di casi nel Nord Italia.

A sinistra contagi, a destra aziende manifatturiere (aperte). Siamo sicuri che il problema sia una corsetta a distanza di sicurezza? CHIUDERE FABBRICHE E SERVIZI NON ESSENZIALI!”, scrive “Potere al popolo” nel post che accompagna le immagini delle due Italie.

Il post, però, è stato contestato da molti utenti in quanto le immagini sono state pubblicare senza specificare le opportune fonti da cui sono stati tratti i dati in questione.

Maria Mento

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