Coronavirus, scoppia il caso delle mascherine italiane bloccate in Turchia: sarebbero oltre 200mila

Mascherine italiane bloccate in Turchia

Il caso dell’acquisto di 290mila mascherine dalla Turchia: il Governo Erdogan ha fermato le mascherine comprate dall’Italia in dogana lo scorso 5 marzo 2020

L’Italia è in emergenza mascherine. Già da tempo in farmacia è pressocchè impossibile trovare quelle chirurgiche, e su internet anche le Ffp2 e le Ffp3 sono disponibili in pochi esemplari o a prezzi spropositati. Quel che è peggio è che sono il personale medico e i volontari della Protezione civile a rischiare di rimanere senza dispositivi di protezione. Già in Lombardia e Sicilia sono partite le proteste per delle mascherine arrivate da Roma che sarebbero realizzate con un panno di quelli che si usano per pulire i tavoli.

Le mascherine, come rimarca Milena Gabanelli per il Corriere, non vengono prodotte in Italia ma nei Paesi in cui il costo della manodopera è molto basso. Tra questi Paesi figura anche la Turchia, che vanta su tutto il suo territorio una trentina di fabbriche deputate a questi tipo di produzione. Una produzione imponente, se si pensa che le sole fabbriche della Turchia sono in grado di sfornare 50 milioni di pezzi a settimana.

Proprio dalla Turchia l’Italia avrebbe effettuato un ordine di 290mila mascherine che però non sono mai arrivate. Perché? Perché, a quanto pare, la Turchia le avrebbe bloccate alla dogana per l’insorgere di nuove disposizioni di legge. In una situazione di gravità assoluta come quella che stiamo vivendo, i rapporti con la Turchia– già resi tesi da Erdogan per le minacce che il Presidente turco aveva inviato all’Europa nelle scorse settimane sul fronte militare siriano- rischiano dunque di inasprirsi ancora di più.

Mascherine italiane bloccate in Turchia, le mascherine della Comitec ferme alla dogana di Ankara: sono state pagate 670mila euro

Apprendiamo dalle testate giornalistiche nazionali che ferme alla dogana di Ankara ci sarebbero 200mila mascherine, acquistate nelle settimane scorse da due gruppi che si occupano di  rifornire gli ospedali italiani.

Lo scorso 5 marzo 2020 le mascherine- già regolarmente pagate dai compratori- sono state fermate all’aeroporto della capitale turca. La vicenda è iniziata verso fine febbraio, e cioè quando l’Emilia-Romagna ha fatto un grosso ordine urgente di mascherine Ffp2 e Ffp3 (con e senza valvola) alla Comitec del Gruppo Klinikom.

Sono state dunque ordinate 200mila mascherine, immediatamente pagate on l’erogazione di 670mila euro, alla Ege Maske (azienda turca che produce quotidianamente circa 1 milione di pezzi). A questo ordine se ne sono aggiunti degli altri che prevedevano l’acquisto di 300mila mascherine a settimana fino al prossimo 30 aprile 2020. Ma nessuna di queste forniture è mai arrivata in Italia, a cominciare dalla prima (quella da 200mila pezzi) che risulta essere ancora ferma ad Ankara.

Mascherine italiane bloccate in Turchia, le nuove leggi che bloccano la partenza dei pezzi acquistati

Perché le mascherine sono state fermate? Perché durante la notte tra il 4 e il 5 marzo 2020 il Governo turco ha stabilito che l’esportazione delle mascherine deve essere autorizzata dal Ministero del Commercio Estero.

I moduli prontamente compilati dal Product Manager della Comitec si sono rivelati inutili in quanto, nel frattempo, era stata aggiunta un’altra postilla al decreto corrispondente: postilla secondo cui, oltre all’ok del Ministero del Commercio Estero, per l’esportazione diventa necessario anche il sì del Ministero della Sanità.

E a nulla è servito l’intervento dell’Ambasciata italiana, perché la promessa fatta dal vice Ministro turco non è stata rispettata. Il vice Ministro aveva promesso che il carico sarebbe partito entro due giorni (lo sviluppo dei fatti risale al 6 marzo, quindi la partenza sarebbe dovuto avvenire entro l’8 marzo), ma al 18 maro 2020 le mascherine risultavano ancora ferme ad Ankara. Lo stesso vale per 90mila mascherine Ffp2, acquistate dalla Sol Group di Monza e ancora ferme in Turchia.

Sappiamo che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha telefonato a Erdogan nella tarda serata di martedì scorso, ma ancora gli effetti di questa conversazione telefonica non si sono visti.

Maria Mento