Coronavirus, lo studio choc: il virus circolava in Italia da inizio gennaio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:45

diffusione del covid-19 in italiaSe non controllato potrebbe infettare fino all’80% degli italiani: è uno degli scenari dell’ultimo studio sui primi contagiati da Covid-19 in Italia

Secondo un recente studio il coronavirus circolava in Italia ben prima che venisse scoperta la positività del paziente 1 di Codogno. Lo ha messo a punto un team composto da medici, ricercatori ed epidemiologi di varie università della Lombardia, con l’apporto scientifico della direzione sanità della Regione, ma anche di agenzie per la tutela della salute e la Fondazione Bruno Kessler di Trento. Ne sono state diffuse alcune anticipazioni, dal momento che non è stato ancora pubblicato su una rivista scientifica: è frutto dell’analisi dei primi 5830 casi di Covid-19 confermati in Italia nella giornata dell’8 marzo. Come si evince leggendolo nei dettagli (lo studio è stato reso disponibile sull’archivio pubblico Arxiv), gli scienziati hanno raccolto e analizzato i dati epidemiologici di ciascun paziente contagiato oltre a tracciarne i contatti ed è emerso che l’epidemia si era diffusa ben prima della notte del 20 febbraio, giorno nel quale venne scoperto il primo caso di coronavirus in Mattia, il paziente 1 di Codogno. L’epidemia era con tutta probabilità già in circolo dall’inizio del mese di gennaio e avrebbe dunque avuto tutto il tempo per diffondersi largamente nel nord Italia; “A Codogno, i primi casi riportati hanno sviluppato sintomi verso la fine di gennaio 2o2o”, si legge nello studio.

Ogni contagiato può trasmettere il virus ad altre tre persone

È stato inoltre sottolineato che ogni persona infetta ha la capacità di trasmettere l’infezione, mediamente, a più di tre altre persone con un tempo medio tra un’infezione e la successiva di circa 6,5 giorni. Due numeri che combinati insieme dimostrano, si legge nello studio, “il potenziale esplosivo di una epidemia di Covid-19. Se non controllata, potrebbe portare all’infezione di circa il 70- 80 per cento della popolazione in pochissimi mesi, con un impatto devastante in termini di mortalità e di carico sul servizio sanitario, e sulle terapie intensive in particolare”. Parola di Stefano Merler, tra gli autori dello studio nel quale è stato dimostrato non solo l’alto tasso degli ospedalizzati (il 47%) ma anche il fatto che le persone positive ma asintomatiche possano potenzialmente trasmettere il virus e di fatto contagiare.

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!