Coronavirus, Urbano Cairo, accusato di pensare solo al guadagno, replica: “Video per incitare i miei venditori a non mollare”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:54

Urbano Cairo

Critiche su Urbano Cairo a causa di un video in cui incoraggiava i propri collaboratori a contattare i clienti. Accusato di pensare solo al guadagno, come non fossero quelle pubblicità a pagarci i programmi Tv e l’informazione.

Ieri è stato fatto circolare un video  in cui Urbano Cairo si rivolgeva ai propri pubblicitari per motivarli e consigliarli. Il patron granata, presidente dei gruppi editoriali RCS e Cairo Communication spiegava ai collaboratori che l’attuale situazione degli ascolti è positiva. Per questo la richiesta delle aziende che investono in comunicazione non ha subito cali.

Anzi, per andare incontro alle esigenze dei clienti invitava i dipendenti a non mollare e continuare a lavorare sodo. Un video di incoraggiamento che probabilmente doveva restare privato e che, proposto in chissà quale chiave, ha suscitato alcune polemiche.

La critica mossa a Cairo è di essere interessato solamente ai profitti in un momento di difficoltà per le persone e il paese.

La video risposta di Cairo

Tramite un video sul proprio profilo Istagram, Cairo ha voluto immediatamente spiegare le sue ragioni. Accusato di non preoccuparsi della situazione del coronavirus, smentisce.

“Ho pubblicato un video per incitare i miei venditori a non mollare anche in un momento di crisi. Ho visto però che qualcuno che mi ha criticato accusandomi di pensare solo ai fatturati. Ovviamente non è così. Io sono il primo preoccupato della situazione generale dovuta al coronavirus. Prima ancora che venissero prese misure drastiche, sono stato uno dei primi a chiedere misure più restrittive per contenere il contagio, già dall’8 di marzo. La mia preoccupazione è sempre stata tantissima e con i miei giornali e La7 approfondiamo l’argomento minuto per minuto“.

E ancora:“RCS e il gruppo Cairo punta molto sulla pubblicità, che è il 45% del nostro fatturato. Non possiamo fermarci e dobbiamo cercare di reagire, perché ho 4.500 dipendenti e altre 4500 persone legate all’indotto delle nostre aziende e dobbiamo mantenere il loro posto di lavoro. Per noi è fondamentale segnalare ai nostri venditori e di conseguenza ai clienti che le cose per noi dal punto di vista degli ascolti vanno bene. Prima o poi il Paese uscirà da questa crisi e in quel momento le aziende dovranno essere in grado di riprendere il cammino o la loro corsa. Se oggi ci dimentichiamo di quello che va fatto dal punto di vista lavorativo quando usciremo da questa crisi le cose saranno molto gravi“.

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