Coronavirus, a Torino si studia un esame del sangue che potrebbe individuare gli asintomatici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:31

esame del sangue

L’Università degli Studi di Torino sta pensando di individuare, tramite analisi del sangue, i cosiddetti asintomatici. Sono coloro che contraggono il Coronavirus ma senza sviluppare i sintomi

L’Italia è ferma e sta concentrando tutte le sue forze nella lotta contro il Coronavirus, consapevole del fatto che quando si tornerà a una vita simile a quella che conducevano prima ci sarà una dura ricostruzione di carattere economico-sociale da affontare. Non a caso si è parlato del momento di difficoltà più grande affrontato dal nostro Paese dal tragici eventi che hanno seguito la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Nonostante la situazione sia ancora molto difficile, drammatica al Nord e più contenuta nel Sud della penisola, c’è già chi pensa a come l’Italia potrà ripartire. È ancora tutto molto nebuloso: il Governo ha relazionato ieri sugli aiuti economici stanziati in favore degli enti locali e di quei cittadini che- a causa di questa situazione- versano già in serie difficoltà finanziarie. Una soluzione potrebbe essere quella di richiamare al lavoro gli asintomatici, cioè quelle persone che pur essendo positive al Covid-19 (magari a loro insaputa perché non sottoposte a tampone) non hanno mai sviluppato la malattia.

Queste persone potrebbero essere individuate attraverso una specifica analisi del sangue che, come ci racconta Avvenire, ora è al vaglio degli scienziati in forze presso l’Università degli Studi di Torino.

Un’analisi del sangue per individuare gli asintomatici, l’esperimento dei virologi veterinari dell’Università di Torino

Si stima che in Italia, di tutte le persone che attualmente hanno contratto il Coronavirus, una buona fetta di persone (circa l’80%) sia rappresentata dagli asintomatici. Sono le persone che grazie al loro sistema immunitario più forte sono entrate in contatto con il Covid-19 e non hanno sviluppato la malattia, pur essendo contagiose nei confronti degli altri. Il problema è che, proprio perché parliamo di asintomatici, questa gente non viene individuata dal Sistema Sanitario nazionale e sfugge al computo totale relativo al numero delle persone contagiate. Nella maggior parte dei casi neppure gli asintomatici sono consapevoli di essere entrati in contatto con il Coronavirus.

Non abbiamo numeri certi, ma secondo le stime riportate da Avvenire.it si tratterebbe di circa 250mila-300mila persone “immuni” e dislocate  su tutto il territorio nazionale. Sono loro i cittadini che potrebbero fare ripartire il cuore economico dell’Italia, se fosse possibile farle tornare al lavoro prima rispetto agli altri professionisti che ancora sono costretti a stare chiusi in casa. Ed ecco che si torna alla questione di prima: come individuare gli asintomatici se non sappiamo chi siano?

Un’analisi del sangue per individuare gli asintomatici, parlano gli esperti: “Si possono riprodurre le proteine virali nelle cellule dei mammiferi”

La risposta arriva dall’Università degli Studi di Torino, dove gli esperti stanno mettendo appunto un esame del sangue che consentirà di identificare tutti coloro i quali hanno superato naturalmente l’infezione. Per questo motivo, i virologi veterinari del Dipartimento di Scienze veterinarie dell’Università di Torino hanno sviluppato- in forma ricombinata- due proteine del virus Sars-Cov-2. Con l’esame del sangue a cui si sta pensando si andrebbero a rintracciare, nei sangue, gli anticorpi capaci di contrastare le proteine virali.

“Ma come si cercano gli anticorpi? Per farlo bisogna avere il virus, che dovrebbe essere messo a disposizione da chi lo ha isolato, ma per fortuna, oggi, le tecniche di ingegneria genetica ci consentono di produrre le proteine virali nei batteri o in cellule di mammifero, senza manipolazioni rischiose. La nostra ricerca è nata da una attiva collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna, il Dipartimento di Chimica della nostra Università e la “in3diagnostic”, che, condividendo la nostra ipotesi, si sono adoperati da subito per fornire reagenti, discutere strategie e dividersi il lavoro. La fase sperimentale sta per avere inizio, grazie all’interesse di alcuni Ospedali di riferimento e presto avremo i primi risultati”, scrivono Sergio Rosati, Barbara Colorati e Luigi Bertolotti in una nota rilasciata dello stesso Dipartimento.

Maria Mento

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