Coronavirus, come la Cecenia si è tramutata da paradiso per turisti a inferno per residenti in 19 giorni

Il sito ‘The Real Russia Today’ racconta la trasformazione della Cecenia da zona franca dal Coronavirus a zona di quarantena ferrea.

Secondo quanto riportato dal sito d’informazione ‘The real Russia, Today’, la situazione in Cecenia è degenerata nel giro di pochi giorni. Lo scorso 11 marzo, il leader ceceno Ramzan Kadyrov annuncia che la Cecenia è un posto libero dal contagio di Coronavirus. Lo fa nonostante sulla rete c’è già chi sostiene che il Covid-19 sia già arrivato e che bisogna fare attenzione. Addirittura in quei giorni si parla di quei post come di fake news e si costringe gli autori a chiedere scusa pubblicamente per aver generato allarme sociale. Per contrastare la contrazione del virus, lo stesso leader consiglia di bere limonata e di mangiare dell’aglio per “pulire il sangue”.

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Insomma fino all’11 marzo la Cecenia è un luogo libero dal Coronavirus e s’invitano i turisti a non temere, a continuare a viaggiare in quelle terre sicure. Il 16 marzo a sorpresa il governo stabilisce la chiusura di tutte le scuole fino al 27 aprile. Anche l’attività universitaria viene stoppata, rimangono solamente i dipendenti a fare lavoro di archiviazione. Fino a quel giorno non viene comunicato nessun caso ufficiale di contagio, dettaglio che stona con la decisione di chiudere le scuole.

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Cecenia: dal primo caso ai raid contro chi non rispetta la quarantena

La situazione si evolve rapidamente, il 23 marzo vengono chiusi bar, ristoranti e locali. Lo stesso giorno il governo locale annuncia il primo caso ufficiale di Coronavirus nella zona. Il 25 marzo la situazione è letteralmente ribaltata: in 14 giorni si è passati dagli inviti a non preoccuparsi ai controlli “speciali” delle frontiere, dall’invito a continuare a godersi la vita pubblica all’obbligo di rimanere in casa. Il tutto con un solo caso di contagio ufficiale. Il giorno seguente vengono invitati i turisti a rinviare i viaggi i Cecenia e negli aeroporti si comunica che possono atterrare solo i passeggeri che fanno ritorno a casa.

Il 27 marzo (16 giorni dopo gli inviti a non fare allarmismo), Kadyrov cambia radicalmente approccio: crea una task force per affrontare la crisi sanitaria e definisce quelli che violano la quarantena, terroristi. Addirittura sostiene che chi viola le restrizioni sarebbe da gettare in una fossa e da lasciare al suo destino. La sera stessa la polizia comincia a girare per le città per intimare a chiunque si trovi in strada di tornare a casa. Quel giorno il bollettino ufficiale parla di 5 casi di Coronavirus confermati.

Cittadini picchiati se non rispettano le regole?

Secondo quanto riportato dal ‘The Real Russia, Today‘, la situazione è talmente degenerata che ci sarebbero truppe di poliziotti armati di bastone di plastica pronti a punire fisicamente chi viola le restrizioni. Lo stesso sito sostiene che il quotidiano locale ‘Novaya Gazeta‘ ha riportato testimonianze di vere e proprie aggressioni ai danni dei cittadini: “Ci sono report che parlano di persone senza maschera indosso che sono state estratte dalle auto e picchiate con i bastoni”.