Coronavirus, si studiano gli animali che avrebbero veicolato il contagio. Gli studiosi: “Monitoriamo i pangolini”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:19

Qualche giorno fa, su “Nature”, è stato pubblicato uno studio scientifico che ha coinvolto esperti provenienti da tre università. Fulcro della ricerca l’animale che potrebbe essere l’ospite intermedio che ha permesso il passaggio del Coronavirus all’uomo

Un nuovo studio sul Coronavirus pubblicato qualche giorno fa sulla rivista scientifica “Nature” ha posto l’attenzione sugli animali coinvolti nel processo che ha veicolato il virus fino a farlo diventare pericoloso per gli esseri umani. Si pensa che il principale serbatoio del virus Sars-CoV-2 siano i pipistrelli, ma manca ancora un anello di congiunzione che possa collegare questi animali all’uomo: un animale “ospite intermedio” che avrebbe veicolato il contagio verso l’uomo e che- al momento- rimane sconosciuto.

Lo studio in questione esamina i pangolini, mammiferi appartenenti all’ordine dei Folidoti, molto diffusi nella cucina cinese e nei quali è stato trovato un virus simile. Ne consegue che si tratti di animali di cui dovrebbe essere vietato potersi cibarsi, per evitare eventuali problemi futuri.

I pangolini sono l’ospite intermedio del Covid-19? A febbraio analizzati dei campioni provenienti dal mercato di Wuhan

Non esistono delle prove scientifiche che definiscano i pangolini come ospite intermedio direttamente coinvolto nello scoppio della pandemia da Coronavirus, però si tratta di un tipo di animale che sarebbe meglio non mangiare e non commerciare perché in questi mammiferi si è riscontrata la presenza di un virus simile al Covid-19.

Lo afferma uno studio pubblicato su “Nature”, e in realtà è almeno dallo scorso febbraio che si parla dei pangolini come possibile animale intermedio, cioè l’animale che avrebbe fatto da tramite tra l’uomo e il pipistrello per la diffusione del Covid-19. Tutto è partito da delle analisi che sono state effettuate su dei campioni di carne animale prelevati presso il mercato di Wuhan, centro di diffusione del contagio. Lo studio si è concentrato sull’RBD (receptor-binding domain, dominio di legame al ricettore), cioè sulla caratteristica che il virus sfrutta per agganciarsi alle cellule umane e infettarle.

Da quello studio (di cui anche Focus ha dato qualche informazione in più) è emerso che il virus trovato nei pangolini ha in comune il 90,3% del DNA con il virus che provoca il Coronavirus nell’uomo. Un virus simile, dunque, e non prove certe che il pangolino sia l’ospite intermedio.

I pangolini sono l’ospite intermedio del Covid-19? Ecco perché ci sono dei dubbi

Lo studio pubblicato più di recente su Nature a cura dell’Università di Hong Kong, della Shantou University e della Guangxi Medical University ha messo in luce la somiglianza dei due virus attraverso l’esame di 18 campioni prelevati da altrettanti pangolini sequestrati nella Cina meridionale- perché contrabbandati illegalmente– tra il 2017 e il 2018. Sono stati analizzati anche 12 animali, sequestrati in un’altra zona della Cina nel 2018m, e un terzo sequestrato nel 2019.

Perché non si può dire con certezza se il pangolino sia l’ospite intermedio? Perché nel virus esaminato in questo mammifero manca una specifica alterazione delle sequenze che invece si osserva nel Sars-CoV-2. Tuttavia, parliamo dell’unico mammifero– oltre al pipistrello- in cui si riscontri la presenza di un virus simile, per cui gli studiosi ritengono che sia utile monitorare l’animale.

Maria Mento

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