Coronavirus, quel filo solidale e invisibile che unisce Italia e Albania: l’Operazione Pellicano del 1991

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:50

Il grande gesto di solidarietà e amicizia messo in campo dalla piccola Albania, che ha inviato 30 professionisti in aiuto dell’Italia, ci riporta indietro fino al 1991. E allora fu l’Italia a dare un aiuto insperato

Conoscere la storia serve, serve perché conoscere il passato ci aiuta a capire il presente in cui viviamo. E allora la conoscenza della storia ci consente, oggi, di spiegare il gesto di solidarietà con cui l’Albania ha recentemente commosso gli italiani.

Edi Rama, il Primo Ministro albanese, ha dichiarato che l’Albania non dimentica quello che di buon l’Italia ha fatto per il suo Paese e per questo motivo in 30, tra medici e infermieri, sono partiti alla volta del Bel Paese per dare una mano contro il Coronavirus.

La reazione degli italiani è stata colma di sorpresa e commozione, ma un tempo- qualche decennio fa- la stessa reazione si è dipinta sui volti dei cittadini albanesi. Dobbiamo fare un passo indietro e tornare al 1991: in un momento di grave crisi per la nazione albanese, fu l’Italia ad aiutare dando il via all’Operazione Pellicano. Ripercorriamo, allora, l’attento resoconto dei fatti che Nicolò Zuliani ha preparato per Termometropolitico.

L’Operazione Pellicano, l’Albania dalla fine della dittatura al 1991: l’arrivo di 20mila albanesi a Brindisi

La storia che oggi vi vogliamo raccontare ci torna alla mente grazie ai recenti fatti che hanno coinvolto l’Italia, in piena emergenza sanitaria, e grazie a un bellissimo resoconto che porta la firma di Nicolò Zuliani. L’Albania ha teso la mano ai fratelli italiani e- memore di quanto l’Italia ha fatto per lei-   ha mandato i suoi medici e i suoi infermieri ad aiutare. Il fortissimo gesto del Governo di Tirana si spiega anche grazie alle decisioni che l’Italia ha preso per aiutare l’Albania in un momento di profondissima crisi economica e politica vissuta dal Paese balcanico sul finire del secolo scorso.

Partiamo dal 1985: l’11 aprile di quell’anno venne a mancare Enver Halil Hoxha, l’uomo che ha retto l’Albania tramite lo strumento della dittatura dal 1944 in poi. Hoxha, di orientamento comunista, aveva gettato le basi per la costruzione di una Nazione in cui non doveva esistere il concetto di proprietà privata e in cui i cittadini dovevano essere totalmente assoggettati al controllo del Governo centrale.

Al momento della sua morte, l’Albania era dunque uno Stato ridotto in povertà assoluta e le cose non fecero che peggiorare negli anni successivi, a causa dell’avvicendarsi di governi fortemente instabili. È il potere violento esercitato dalla Polizia a dare la misura di quanto oppressiva e pesante fosse la situazione.

La storica data della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989) ha rappresentato, possiamo dire, una sorta di data spartiacque. Fu probabilmente allora che albanesi iniziarono a sognare un nuovo mondo, che doveva assomigliare a un paradiso grazie alle notizie che si riuscivano a recepire dalla televisione: quel paradiso era l’Italia. Negli anni ’90 del Novecento il nostro era un Paese in cui si respirava ancora aria di benessere e così i cittadini albanesi decisero di fare quello che oggi fanno i migranti in fuga dalla guerra: imbarcarsi per raggiungere le nostre spiagge, nella speranza di poter ricominciare da zero.

Siamo arrivati alla data del’8 agosto del 1991: la data in cui la nave mercantile Vlora arrivò a Brindisi trasportando 20mila persone che avevano deciso di lasciare l’Albania e avevano preso d’assalto la nave, minacciando il suo comandante.

L’Operazione Pellicano, il Governo Andreotti decide di mandare i soldati italiani in soccorso dell’Albania

Il racconto delle violenze subite e del clima di estrema povertà che attanagliava l’Albania fatto alle autorità dai migranti albanesi sconvolse il mondo e, al contempo, fece capire all’Italia che si rischiava un esodo di massa non sostenibile senza l’aiuto di altre Nazioni.

Il Governo italiano, allora guidato da Giulio Andreotti, decise dunque di agire e di mandare degli aiuti in Albania. In che modo? Tramite i giovani che allora prestavano ancora il servizio di leva militare. I soldati italiani vennero fatti partire per un’operazione umanitaria, passata alla storia con il nome di “Operazione Pellicano”. Gli accordi presi dal Governo italiano e da quello albanese prevedeva che gli italiani sbarcassero in Albania senza armi.

Gli italiani portarono al di là del mare aiuti alimentari, fornirono protezione alla popolazione e aiuti sanitari: l’idea era quella di aiutare gli albanesi a iniziare sì una nuova vita, ma rimettendo in moto- piano piano- l’economia del loro Paese. Nessuno dei militari era preparato alla situazione che avrebbe trovato, e soprattutto gli albanesi erano ancora troppo spaventati per capire che si trattava di un intervento amico. Fu così che- quando videro i mezzi dell’Esercito italiano- il primo sentimento che provarono fu quello dello spavento e iniziarono a temere l’invasione.

La diffidenza, tuttavia, fu superata in una sola settimana di lavori. I numeri dell’Operazione Pellicano sono imponenti: 750mila tonnellate di viveri e medicinali distribuiti in due anni e circa 200mila interventi sanitari messi a segno grazie ad attrezzature e personale arrivato dall’Italia. “L’operazione Pellicano è stato il simbolo della correttezza di un’amicizia tra due popoli che gli albanesi non dimenticheranno mai” , ha dichiarato l’allora Primo Ministro Alexsander Meksi alla fine di tutto. Ed ecco che oggi l’Albania ha dimostrato concretamente di non aver dimenticato.

Maria Mento

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