“Emergenza coronavirus è occasione per le mafie”: l’allarme del procuratore Nicola Grattieri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:59

Procuratore  Nicola Gratteri

Il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri su Radio Capital parla di come l’emergenza coronavirus sia un occasione per le mafie, e come evitarlo.

“Le mafie sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere. E le elite delle mafie fanno molte operazioni non per arricchirsi, ma per avere consenso, potere”.

A dirlo è il procuratore Nicola Gratteri a Circo Massimo di Radio Capital. Per spiegare ha portato come esempio lo stato di frustrazione in cui si trovato attualmente i lavoratori in nero. Persone che ad esempio erano occupate nell’agricoltura e nell’edilizia a 30 euro al giorno: una cifra modesta ma essenziale. Se questi soldi ora dovessero arrivare dal capomafia “se ne ricorderanno quando sarà ora di votare. Così le mafie prenderanno pacchetti di voti senza problemi”.

Ma non è la sola opportunità attualmente in forza alla mafia. Un altro grosso rischio proviene dal prestito ad usura: “Pensate alla situazione in cui sono imprenditori che hanno costruito, ristrutturato un ristorante, una pizzeria o un albergo pensando che dalla primavera avrebbero cominciato a guadagnare. A loro le banche non daranno soldi. E allora chi glieli darà?”

Per Gratteri “C’è l’usura normale, e quella delle mafie, della ndrangheta”. E la differenza sta nel fatto che l’usuraio ‘ndranghetista per concedere il prestito chiede minori garanzie, perchè sa che “la garanzia è la vita del commerciante“.

Per attirare i commercianti, gli interessi applicati possono essere anche più bassi di quelle delle banche all’inizio. “Poi pian piano, in uno-due anni, comincerà la lenta agonia, perché l’obiettivo del mafioso non è guadagnare sull’usura ma rilevare l’attività commerciale, e usarla per riciclare denaro” spiega ancora Gratteri.

Il ruolo delle banche per evitare tragedie

Per il procuratore è necessario l’intervento del governo per spingere le banche a “rischiare un po’ di più”.

Per Gratteri  è indispendabile che il governo contatti le banche e le aiuti a “capire che devono prestare soldi anche se il rischio di insolvenza è più alto. Se non si supera questo blocco, non ne usciamo”.

La chiave di svolta nella crisi economica è quindi fornire liquidità a piccoli e medi imprenditori. Mentre per soccorrere chi lavorava nero bisogna intervenire economicamente attraverso i comuni.

“Ma al contempo la guardia di finanza e i carabinieri dovrebbero controllare gli elenchi di poveri e piccoli imprenditori che ricevono aiuti.È bene far fare questa cosa ai sindaci perché si risparmiano passaggi, ma”, puntualizza il magistrato, “se il sindaco è un mafioso o un faccendiere si fa figli e figliastri, si danno benefici ai soliti clienti elettorali e chi ha votato contro non li avrà“.

Nel frattempo le mafie continuano a fare denaro con i metodi classici: non si ferma infatti il traffico di droga. La produzione è rallentata, spiega il procuratore, perchè il Colombia, Bolivia e Perù c’è difficoltà a reperire precursori chimici -generalmente provenienti dalla Cina – necessari alla lavorazione della pasta di coca.

Ma nei depositi sono stoccate tonnellate di cocaina, e il procuratore fa l’esempio delle colonie di colombiani in Spagna che detengono anche dieci tonnellate.

“O all’Afghanistan, dove ci sono tonnellate di eroina pronte ad arrivare in Europa” spiega ancora Gratteri, secondo cui la riprova dell’assenza di crisi nel settore è nel prezzo “che è rimasto invariato”.

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