Coronavirus, l’epidemiologo: “Non possiamo illuderci di tornare alla completa normalità a giugno o a luglio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:13

Il Corriere della Sera ha intervistato Alessandro Vespignani, fisico informatico direttore del ‘Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems’ nonché uno dei massimi esperti di epidemiologia computazionale (l’epidemiologia applicata all’elaborazione elettronica).

E il dottor Vespignani s’è espresso in questi termini, circa la situazione legata al coronavirus in Italia: “Bisogna stare sempre molto attenti a fare questi calcoli. Non dobbiamo seguire i numeri giorno per giorno, ma almeno su base settimanale. Può darsi che il dato sia ancora alto perché ci sono Regioni che stanno facendo più tamponi. È chiaro che occorre pazienza. In ogni caso la curva dell’Italia è in frenata e sta cominciando la discesa, come si vede dai dati che arrivano dagli ospedali, dove si stanno liberando posti. E questa è la cosa importante”.

E per quanto dalle parole del dottor Vespignani emergano barlumi di ottimismo, la realtà è che la strada verso il ritorno alla normalità è ancora lunga: “Dobbiamo cominciare a dire agli italiani una verità scomoda. Mi rendo conto che è difficile farlo con un Paese praticamente in ginocchio, ma non possiamo illuderci di tornare alla completa normalità a giugno o a luglio. Queste sono le settimane in cui l’Italia deve dotarsi di un’ infrastruttura di controllo che neanche immaginava fosse necessaria quattro settimane fa. Qui l’ esempio è quello della Corea del Sud. Dovremo essere in grado di mantenere le cautele necessarie di distanza sociale, ma soprattutto di tracciare i casi positivi, eseguire i test per isolare le possibili persone infettate. Occorre essere in grado di fare i tamponi porta a porta”.

Tra gli altri aspetti sottolineati, interessante quello inerente i cambiamenti che verranno vissuti da chi vorrà viaggiare: “Per un lungo periodo, per esempio, viaggiare non sarà più come prima. Dobbiamo mettere in conto che prima di entrare in un altro Stato saremo costretti a fare la quarantena, a fornire determinate garanzie sanitarie e così via”.

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