Coronavirus e Mes, l’allarme del prof della Cattolica: rischiamo di dover vendere tutto

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:20

Il professor Alessandro Mangia, docente di diritto costituzionale alla Cattolica di Milano, mette in guardia sugli interessi franco-tedeschi nascosti dietro la proposta di un “Mes light” e il rischio di dover vedere tutto 

In vista della riunione di martedì prossimo dell’ Eurogruppo, che sarà chiamato a presentare nuove proposte per fronteggiare l’emergenza del coronavirus, i paesi membri dell’Unione Europea cercano un punto di incontro che oggi pare essere molto lontano. La spaccatura nella compagine europea si manifesta soprattutto fra coloro i quali sono disposti ad emettere un debito comune e chi, invece, mantiene la linea di rigore. A riguardo il Professor Alessandro Mangia, costituzionalista della Cattolica di Milano, ha espresso il suo parere in un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità

Si torna a parlare di asse Parigi-Berlino

Se inizialmente la Francia si era schierata accanto all’Italia riguardo la proposta di stanziare un fondo Europeo, Macron ed il suo entourage sono tornati a strizzare l’occhio alla Germania, decidendo di avanzare di comune accordo la proposta di un “Mes-light”, ovvero il Meccanismo europeo di stabilità con condizioni molto più leggere. Questa soluzione, però, fa storcere il naso al Premier Conte, che riapre uno spiraglio di possibilità di dialogo sul Mes a patto che vengano eliminate del tutto le condizionalità che danneggerebbero fortemente l’economia italiana.

Per il costituzionalista Mangia il Mes è una trappola franco-tedesca

Rispetto a questo punto il costituzionalista Mangia non ha dubbi: Ricorrere al Mes in una fase di caduta certa del Pil andrebbe ad aumentare ancora il debito pubblico. Non sono soldi regalati. Sono soldi prestati. E ce ne possono chiedere altri”. Per essere più chiari, l’Italia al momento dell’istituzione del Mes (meglio conosciuto come “Fondo salva stati”) ha sottoscritto la possibilità di versare fino a 125 miliardi, e fino ad oggi ne ha versati solo 14. Questo implica, come ribadito da Mangia, che il resto ci potrebbe essere richiesto in qualsiasi momento. Insomma, rischiamo che per poter dare soldi al Mes, dovremmo chiedere un prestito alla stessa organizzazione, che ci farebbe pagare gli interessi. Le condizionalità leggere proposte nella bozza di accordo, dunque, per il professore sono una vera e propria trappola franco-tedesca: “L’ importante è farci entrare nel Meccanismo. Dopo che ci sei entrato non puoi più uscire. Una volta che sei dentro non ci vuole niente a far valere la clausola della “rigorosa condizionalità”. È una tecnica di vendita che conosciamo tutti. Stavolta serve a intrappolare uno Stato in cambio di niente, come sono niente 33 miliardi”

Sempre più chiara l’assenza della Bce

Per il Professor Mangia il Mes non farebbe altro che andare a supplire la mancanza di una vera e propria architettura europea, e nella fattispecie di una Banca centrale che “funga da prestatrice di ultima istanza”. Il Mes, dunque, sta svolgendo il ruolo di vero e proprio surrogato della Bce.  Il costituzionalista ha ribadito il fatto che i suoi prestiti non possano essere illimitati, altrimenti – citando le sue parole – “Finirebbe con l’essere una Banca centrale. E cioè quello che i tedeschi non hanno mai voluto. Perciò può avere solo fino a 700 miliardi ed eroga i prestiti in cambio del controllo della politica economica del Paese che li riceve”.

Il nodo politico delle condizionalità del trattato Mes

Ma il vero nodo politico della questione riguarda le condizionalità presenti all’interno del trattato di istituzione del Fondo salva stati. Come ha spiegato Mangia ai giornalisti de La verità, tali condizioni non possono essere né ammorbidite né, tanto meno, eliminate. In sintesi, stando al parere del docente, firmare un concordato per accedere al Mes risulterebbe fallimentare, in quanto chi fornisce il denaro ha il diritto di controllare in qualsiasi momento cosa stia facendo chi beneficia del prestito. 

Dovremo arrivare a vendere tutto per saldare il debito?

Stando alle clausole dell’accordo, se dovessero cambiare le condizioni macroeconomiche, “Il Mes può decidere che devono cambiare anche le condizionalità” – ha aggiunto Mangia, che ribadisce ancora – “Non avete abbastanza avanzo primario: dovete vendere quell’ aeroporto, quel porto, quell’ autostrada. Per non parlare delle banche, che hanno il 70% del debito pubblico italiano”.

Un Europa, insomma, forse lontana da come l’avevamo disegnata, definita da Mangia “Il Regno della Quantità che ha ucciso la politica”. 

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