Nasce la task force del Governo contro la fake news: sorgono alcuni importanti interrogativi

Durante il pomeriggio di ieri il sottosegretario alla Presidenza con delega all’editoria, Andrea Martella del PD, ha annunciato di aver dato vita a una “Unità di contrasto della diffusione di fake news relative al Covid-19 sul web e sui social network”.

L’annuncio è arrivato tramite Twitter

E al cinguettio di Martella sono giunte risposte critiche bipartisan, da quella del leghista Borghi (“Meno male che non siamo in Ungheria…”) a quella dell’ex spin doctor di Massimo D’Alema, Fabrizio Rondolino (“Andrea, per favore: il governo non può controllare la ‘verità’. Non in Occidente, almeno. Spero che vogliate rimediare al più presto ad uno scivolone davvero molto grave”).

E se il fenomeno delle fake news è sicuramente aberrante (da sempre proviamo a combatterle, tant’è che abbiamo una categoria dedicata al debunking da ben prima che iniziassero a fioccare siti ad hoc) che sia il governo a combatterle fa storcere un po’ il naso.

E sorgono diversi quesiti, ben posti da Stefano Bressani in un articolo pubblicato su Il Sussidiario.

Quali poteri e strumenti investigativi avrà la task force? Con quali criteri Martella ha scelto i componenti di quello che appare come un vero e proprio “squadrone” di controllo sul lavoro di centinaia di giornalisti digitali? Perché su un tema tanto delicato come la libertà di espressione e di stampa (tutelata dall’articolo 21 della Costituzione) è intervenuto un sottosegretario del premier, non è chiaro: in forza di quale normativa? E questo mentre altre libertà costituzionali sono sospese direttamente da Palazzo Chigi con atti non aventi neppure forza di legge ordinaria. Il Parlamento non ha nulla da dire? E l’Ordine dei Giornalisti?

Non da ultimo: perché l’ambito di monitoraggio è – nei fatti – “ristretto” a web e social media? Forse il giornalismo tradizionale (non digitale) è immune a prescindere dal rischio fake? Per non parlare della comunicazione istituzionale: a cominciare da quella di Palazzo Chigi. Per esempio: la task force indagherà sul fatto ancora fresco dell’attribuzione ufficiosa a un attacco hacker del clamoroso crackdown informatico Inps?”

Attendiamo risposte (anche se il timore è – come sempre – che rimarremo ad attenderle invano. Ed in vano, dato che siamo confinati alle nostre stanze in questo periodo storico).

R.D.V.