Il racconto da incubo di Francesca Verdini di un incontro spiacevole in una città deserta: “Ho avuto paura”

Momenti di paura per Francesca Verdini nel cuore di Roma.

La donna, figlia di Denis e fidanzata di Matteo Salvini, ha raccontato su Instagram di un episodio accadutale in questi giorni di lockdown.

Un episodio inquietante, emblematico dei tempi in cui viviamo.

Mentre andava per fare la spesa (stavolta da sola – ricordiamo come era stata al centro delle polemiche per una spesa mano nella mano con il suo compagno), ha raccontato di un incontro spiacevole.

Così inizia il racconto, affidato a Instagram: “Sono scesa a fare la spesa, (c’è un sole bellissimo) e ho deciso, per vedere se la chiesa qui accanto ha lasciato rametti di ulivi benedetti, di prevedere una strada diversa, piccolina piccolina, stretta stretta, in discesa. Mentre la percorro, vedo un uomo che suona ripetutamente ad un campanello e guarda verso qualche finestra, proseguo. Quando siamo vicini, mentre ci incrociamo, mi accorgo che ha smesso di suonare e che si è girato a guardarmi. Non so perché ho avuto un secondo di paura. Abbasso gli occhi e proseguo. Mi grida qualcosa. Proseguo. Grida più forte con tono arrabbiato, ma non lo capisco. Però mi fermo; siamo solo io e lui. Prego? Urla ancora più forte e molto arrabbiato, ancora non capisco, ma intuisco che mi chiede soldi, perché mi sventola sguaiatamente un bicchiere e delle sue parole distinguo chiaramente ‘un euro’, ‘un euro”‘.

Quello che sarebbe stato un semplice mendicante nel contesto di una città svuotata diventa un incontro spaventoso. Il racconto prosegue: “Ho solo la carta e comunque molta paura, scusa, non ho niente e proseguo. Riparto accelerando, ma la strada è lunga e stretta. Lui prende a urla furiosamente, come un matto, un urlo profondo stracolmo di rabbia. Fa sicuramente passi nella mia direzione. Ho abbastanza paura per non capire per più di qualche secondo che cosa fare. Ho continuato ad accelerare il passo ma la voce era sempre troppo vicina”.

Finché non ha iniziato a correre: “Non so quando, ho iniziato a correre. E finalmente la voce si è fatta mano a mano sempre più lontana. Per tutto il tragitto ho guardato terrazze, finestre, ho sperato di incrociare persone. Fino a casa, arrivata ho fatto le scale così velocemente che mi è sembrato di non averle neanche fatte. Ho chiuso la porta e sono corsa alla finestra, ho continuato a cercare persone affacciate”.

Un racconto in cui la morale è che la socialità, la vicinanza di altre persone, è qualcosa di necessario: “Non è successo niente, e forse non era neanche pericoloso, ma solo arrabbiato. Ma ho avuto paura, e all’improvviso ho realizzato perché è tanto importante vedere i nostri vicini che cantano e salutano; perché abbiamo bisogno di speranza. In tutte le sue forme. Ma in qualsiasi forma la vediamo, la speranza è umana e si trova solo attraverso le persone. È sempre così ovvio, ma sempre cosi poco evidente; nessuno si salva da solo. Neanche quel signore arrabbiato”.