Coronavirus, c’è chi vuole chiedere risarcimento alla Cina: l’ipotesi di una organizzazione britannica

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:18

I Paesi colpiti dal Coronavirus chiederanno un risarcimento alla Cina? Questa l’ipotesi supportata da ‘Libero’ e da alcune realtà britanniche.

Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi sanitaria che è al contempo una crisi economica di livello globale. Gli effetti dei provvedimenti restrittivi applicati in tutto il mondo faranno perdere diversi punti di Pil a tutte le nazioni che si sono confrontate con il Covid-19 e per limitare i danni della pandemia hanno dovuto interrompere il settore produttivo. Prima ancora che si notino effettivamente i danni economici causati dalla quarantena, c’è già chi sostiene che si potrebbe chiedere un risarcimento alla Cina per aver violato alcuni articoli del regolamento dell’IHRs.

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Ad ipotizzare la possibilità di avviare una causa e di chiedere dunque un risarcimento alla Cina è l’organizzazione britannica Henry Jackson Society. Sul sito della società è stato pubblicato uno studio attraverso il quale viene contabilizzato il danno causato dalla diffusione del virus in Gran Bretagna. La cifra ipotizzata per il risarcimento dalla società inglese si aggira sui 350 miliardi di sterline. Ma per quale motivo sarebbe possibile attribuire la colpa di questa diffusione alla Cina?

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Coronavirus: gli stati chiederanno un risarcimento alla Cina?

Secondo quanto scritto sul documento stilato dalla HJS, la Cina avrebbe violato gli articoli 6 e 7 del regolamento della IHRs, adottato nel 2005. L’avrebbe fatto nascondendo i reali dati del contagio tra il 2 e l’11 gennaio, non comunicando che si trattava di un nuovo tipo di virus e celando anche che si trattava di un virus trasmissibile da uomo a uomo per 3 settimane. Quest’ultima mancata comunicazione sarebbe quella che ha impedito di prevenire il contagio su larga scala. Secondo gli studiosi, infatti, applicando delle misure restrittive 3 settimane prima si sarebbero evitati il 95% dei contagi.

L’ipotesi della possibile compensazione è stata riportata in Italia da ‘Libero‘. Sul sito del quotidiano si legge che se questa ipotetica causa pilota, affidata al tribunale dell’Aja o ad uno specificamente creato, dovesse essere portata a termine, tutte le altre nazioni si accoderebbero. Affinché un simile scenario diventi reale, bisognerebbe prima di tutto dimostrare che la Cina abbia commesso delle violazioni. Al momento si tratta infatti semplicemente di ipotesi, per quanto siano state avanzate da studiosi ed esperti in diritto internazionale.

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