Scampato all’olocausto ma non al coronavirus: muore un sopravvissuto, da solo in ospedale

L’88 enne Aryeh Even, sopravvissuto all’Olocausto, è deceduto all’ospedale di Gerusalemme proprio mentre i medici si vestivano per entrare nel reparto

Ha sconfitto un mostro più grande, gigante potremmo dire, ma non ce l’ha fatta contro il coronavirus. Domenica Israele ha pianto Aryeh Even, 88 anni, sopravvissuto al genocidio nazista. Aryeh e la sua famiglia furono aiutati dal diplomatico svedese Raoul Wallenberg, famoso per aver salvato decine di migliaia di ebrei nell’Ungheria occupata dai nazisti nel 1944, usando il suo ruolo di inviato speciale della Svezia a Budapest per rilasciare passaporti di protezione.

I medici non hanno neanche fatto in tempo a vestirsi

Portato d’urgenza presso l’ospedale di Gerusalemme, i medici non sono stati in grado di vestirsi ed entrare in tempo nel reparto covid-19: Aryeh non c’era più. Il reparto destinato al coronavirus richiede, ovviamente, regole rigidissime e protocolli che non possono essere bypassati. Attualmente in Israele sono 9.404 casi Covid-19 e 71 i decessi.

Non ha potuto morire fra i suoi cari né rispettare il rito funebre ebraico

A raccontare le ultime ora di Aryeh è Rachel, l’infermiera che si è presa cura di lui negli ultimi giorni, che ha condiviso il suo profondo dispiacere nel vedere morire da solo e senza la sua famiglia un anziano sopravvissuto all’olocausto. In un’intervista rilasciata al The Sun ha detto: “Se fosse un dipartimento normale avremmo potuto essere lì in cinque secondi”, esprimendo un profondo dolore al ricordo dell’immagine dei medici che, appena vestiti ed entrati nel reparto, non hanno potuto fare nient’altro che constatare il decesso. Al cordoglio per il decesso in sé, avvenuto in un contesto così tragico, si è aggiunta la pena di non poter rispettare in toto il rito funebre, un cerimoniale molto importante per la comunità ebraica. Al funerale hanno potuto partecipare solo un gruppo ristretto di circa 20 persone, distanziate secondo le norme di sicurezza. Il corpo di Even è stato condotto al cimitero in abiti da rischio biologico, e non è stato potuto lavare secondo il rituale, a causa dei protocolli di sicurezza antivirale. L’infermiera Rachel ha voluto ricordare così Aryeh: “Mio carao Aryeh, sei sopravvissuto agli orrori dell’Olocausto, immigrato in Israele, hai creato una famiglia magnifica e il tuo straordinario viaggio finisce qui, in questo nuovo reparto che speravamo di non dover mai aprire”.

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