Berlusconi al Corriere boccia il Cura Italia: “il governo avrebbe dovuto dare almeno mille euro” a tutti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:43

Silvio Berlusconi

Torna a parlare l’ex premier Silvio Berlusconi.

E lo fa con una lunga intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’.

Una lunga intervista in cui annuncia che le opposizioni non voteranno il decreto Cura Italia, bocciato pressoché in toto.

Innanzitutto, perché il soldi alle imprese non giungerebbero con facilità, a suo modo di vedere: “Se il testo del prossimo decreto dovesse restare quello anticipato dalle bozze, molte aziende in difficoltà non avrebbero accesso ai nuovi crediti che comunque, ricordo, non sono concessi a costo zero. Per non parlare dei vincoli burocratici che restano insormontabili. Negli Stati Uniti le aziende possono avere aiuti con una pratica che richiede sette minuti, da noi si stima che in certi casi si arriverà a cento giorni”.

Quindi, Berlusconi non ha apprezzato il fatto che le opposizioni non siano mai state pienamente tenuto in considerazione nella stesura del testo: “Il governo crede che un’opposizione collaborativa sia un`opposizione servente. Non è così. Abbiamo offerto soluzioni per aiutare il Paese a uscire da questa grave crisi, ma la maggioranza ci ha relegati al ruolo di spettatori. Il decreto Cura Italia è diventato il decreto ‘Curiamo noi ‘Italia e voi state a guardare’“.

E così i partiti che non stanno al governo voteranno contro le misure pensate: “In questa fase si vince se si sta insieme, oppure a perdere è l`Italia. Con profondo rammarico abbiamo preso atto che anche le indicazioni del presidente Mattarella, che ha auspicato unità, sono state palesemente ignorate. Hanno respinto tutti i nostri più significativi emendamenti, hanno addirittura posto la fiducia con una scelta a dir poco incomprensibile. Sono loro che ci hanno messo nelle condizioni di non votare il decreto”.

Dal canto suo, il eader di Forza Italia avrebbe optato per altre misure.

Mille euro di reddito, ad esempio, e stop alle tasse per un lungo periodo: “A chi è stato costretto a fermarsi, agli autonomi, alle partite Iva, ai professionisti, il governo avrebbe dovuto dare un reddito di almeno mille euro come avevamo proposto. Avremmo voluto che le scadenze fiscali e amministrative fossero sospese per un periodo molto più lungo, perché gli italiani non possono vivere con l`angoscia di dover pagare tra due mesi le tasse. Abbiamo chiesto di semplificare le procedure per la cassa di integrazione e di reintrodurre i voucher per l`agricoltura e i servizi alla persona”.

E per il futuro, fondamentale investire nel turismo e sul terzo settore: “Bisogna reinvestire nel turismo e bisogna occuparsi a fondo del terzo settore. Il decreto invece è un colabrodo: si fa troppo poco per una platea che è enorme. Sottovalutazione imperdonabile. Ma non ci arrendiamo. Speriamo che il passaggio alla Camera ci dia la possibilità di collaborare in modo costruttivo per migliorare il decreto”.

Facile fare gli statisti quando non si è al governo.

Anche perché quando al governo lo si era (e lo si è stati per vent’anni, nel caso di Berlusconi) si sarebbe potuto lavorare per evitare i corposi tagli alla sanità pubblica che ci hanno portato dove ci hanno portato.

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