Coronavirus, il biologo Bucci al Corriere tra ipotesi di riapertura e la mascherina che può diventare come il burqa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:21

coronavirus colpisce anche i giovani

Se si guardasse solo all’ aspetto sanitario, dovremmo stare rinchiusi in casette di cristallo con cibo e acqua. Ma il patimento che ci procureremmo con l’autoisolamento prolungato sarebbe eccessivo, come quello dei carcerati”.

Così esordisce Enrico Bucci, docente di Biologia all’ università di Philadelphia, in un’intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’.

Una intervista in cui, con equilibrio, parla delle tempistiche per una possible riapertura del paese. E di quale sarà il nostro futuro.

Possiamo pensare a riaprire quando avremo almeno il 50% dei posti liberi in terapia intensiva. E poi bisogna migliorare la sorveglianza, fare screening alle categorie esposte, individuare i focolai con sistemi tracciamento”.

Perché, come Bucci sottolinea a più battute, il virus non scomparirà e sarà quindi importante investire nella prevenzione: “Il virus continuerà a circolare, non sparisce da solo. Si tratta di controllarlo. Più investiamo nella prevenzione, meno impatterà sul nostro stile di vita”.

Sarà fondamentale l’operato del Governo, che dovrebbe passare anche attraverso una comunicazione più efficace: “Serve una comunicazione istituzionale. Basta con questi dati inutili, servono numeri spiegati, che abbiano un senso, come le previsioni del tempo. E bisogna convincere la gente dell’ utilità delle misure, non solo costringerli”.

Per finire, una battuta sull’uso della mascherina – ormai divenuta un must (con tanto di obbligo in alcune parti d’Italia): “Usiamola solo se non possiamo rispettare le distanze. Se sei solo nel bosco è inutile. E poi c’ è un riflesso sociale, spesso comunichiamo con il volto. E rifiutiamo il burka perché è uno strumento di costrizione. Non voglio immaginare una società con una mascherina permanente”.

Iscriviti al canale Telegram di NewNotizie per non perdere nessun aggiornamento: CLICCA QUI!