Le varianti di coronavirus sono tre (A, B e C). L’Italia colpita dal tipo “europeo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:54

coronavirus varianti italiaLa varianti del coronavirus diffuse in tutto il mondo sarebbero in tutto tre.

E’ quanto scoperto dai ricercatori che hanno mappato la diffusione del virus, ricostruendo i primi percorsi evolutivi del Covid-19 mentre l’infezione si diffondeva da Wuhan, in Cina, verso l’Europa e il Nord America.

Analizzando i primi 160 genomi virali completi sequenziati da pazienti umani, gli scienziati hanno scoperto che la variante più vicina a quella scoperta nei pipistrelli è stata in gran parte trovata in pazienti provenienti da Stati Uniti e Australia, non da Wuhan.

Il dottor Peter Forster, genetista e autore principale dello studio condotto dall’Università di Cambridge, ha spiegato nel dettaglio quanto emerso nello studio: “Ci sono troppe mutazioni rapide per rintracciare ordinatamente un albero genealogico di Covid-19. Abbiamo usato un algoritmo di rete matematica per visualizzare simultaneamente tutti gli alberi plausibili”.

Il team ha utilizzato i dati dei campioni prelevati da tutto il mondo tra il 24 dicembre 2019 e il 4 marzo 2020. Hanno trovato tre varianti distinte, ma strettamente correlate, di Covid-19, che hanno chiamato A, B e C.

I ricercatori hanno scoperto che il tipo di coronavirus più vicino a quello scoperto nei pipistrelli – il tipo A, il genoma del virus umano originale – era presente a Wuhan, ma non era il tipo di virus predominante della città. Sono state osservate versioni mutate di A negli americani che avevano vissuto a Wuhan e un gran numero di virus di tipo A è stato trovato in pazienti provenienti dagli Stati Uniti e dall’Australia.

La variante “italiana” di coronavirus sarebbe la C

Il principale tipo di virus di Wuhan era il “B”, prevalente nei pazienti di tutta l’Asia orientale, che non “viaggiava” molto oltre la regione senza ulteriori mutazioni, come riportato dal quotidiano “Metro”.

I ricercatori affermano che la variante C è il principale tipo europeo, presente nei primi pazienti di Francia, Italia, Svezia e Inghilterra. L’analisi suggerisce anche che una delle prime introduzioni del virus in Italia è avvenuta tramite la prima infezione tedesca documentata il 27 gennaio, e che un’altra prima via di infezione italiana era correlata a un “cluster di Singapore”.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS). La variante A, più strettamente correlata al virus trovato in pipistrelli e pangolini, è descritta dai ricercatori come la radice dell’epidemia. Stando allo studio, il tipo B deriva da A, separato da due mutazioni, quindi C è a sua volta una “figlia” di B.

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