Venerdì Santo 2020, Don Di Giacomo: “La solitudine di Cristo e la nostra in pandemia camminano assieme”

Il Venerdì Santo 2020 sarà ricordato negli anni poiché, a differenza del solito, non ci saranno processioni né cerimonie pubbliche.

Siamo giunti nel periodo più importante dell’anno liturgico di questo 2020. Solitamente il Venerdì Santo è il giorno in cui i fedeli cristiani di tutto il mondo partecipano alla Via Crucis ed alla Messa per la passione di Cristo. Nelle tradizionali 8.000 processioni, i fedeli pregano e meditano sul destino dell’essere umano. Quest’anno non sarà così, un duro colpo per tutti i fedeli, ma anche una potenziale occasione di rinnovamento. Lo fa presente Don Di Giacomo nel suo articolo per ‘Repubblica‘, nel quale si legge: “Quest’ anno la solitudine del Cristo torturato e ucciso e quella di chi affronta la pandemia in corso, sembrano camminare insieme”.

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Proprio perché in quest’anno così anomalo e difficile siamo costretti a convivere con la paura del contagio, quella per le condizioni di salute dei nostri cari, con la sofferenza della rinuncia alla libertà (poca cosa rispetto a chi invece soffre e prega perché una persona cara superi il contagio, o peggio) dobbiamo imparare a restare uniti. Questo l’invito del Santo Padre, questo anche quello del sacerdote che invita tutti a riflettere sui danni e sui decessi causati dalle vari pandemie virali ultimamente.

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Venerdì Santo 2020, un’occasione per imparare a prendersi cura degli altri

Ci sono malattie, sottolinea il sacerdote, che ogni anno causano sofferenza e morte. Come l’Hiv (che ha fatto 32 milioni di vittime) che nel 2019 ha contagiato 38 milioni di persone. Ancora più inquietante il dato sulla Malaria, malattia che nel 2018 ha portato a 219 milioni di contagi e 435 mila morti nei Paesi più poveri, dove circa 3,2 miliardi di persone vivono in zone a rischio contagio. C’è poi la Tubercolosi, malattia che ha infettato lo scorso anno 10 milioni di persone ed ha fatto 1,2 milioni di vittime (ancora oggi la più letale). Tali dati ci mostrano che se il problema non ci riguarda da vicino tendiamo ad ignorarlo.

Oggi invece il Coronavirus porta il pericolo in qualsiasi nazione del mondo ed avrà conseguenze sanitarie, economiche e strutturali che sconteremo con il passare del tempo. Su questo dato di fatto il Sacerdote scrive: “Per usare le parole di papa Francesco, dopo aver così ostinatamente globalizzato l’ indifferenza, arriva il Venerdì Santo 2020 e globalizza, superando confini e muri, anche la paura e il dolore”. Quindi conclude con una considerazione: “Forse è l’ ora di occuparci gli uni degli altri”.