Intransigente nelle trattative ma paradiso fiscale: l’Olanda causa all’Europa 10 miliardi di danno

Rigorosi sì, ma fino ad un certo punto: il paradiso fiscale olandese deteriora dalle fondamenta l’economia dei paesi europei

Linea intransigente sulla trattativa, pochi margini di manovra e atteggiamento da castigatore: è questo il breve ritratto di Mark Rutte, Primo Ministro dei Paesi Bassi che da un po’ di giorni a questa parte è diventato il nemico numero uno dell’Italia. Rigoroso sì, ma fino ad un certo punto: l’ultra liberista Rutte, infatti, è a capo del paese dove si rifugiano fiscalmente centinaia di migliaia di società, che spostando miliardi di utili in Olanda hanno creato un danno economico enorme ai Paesi dove tali società si sono generate. 

Un buco di 10 miliardi di euro a danno dell’Europa

Tax Justice Network, un gruppo di pressione costituito da ricercatori ed attivisti che da anni lottano contro il fenomeno dell’evasione fiscale, ha analizzato i dati pubblicati dagli Stati Uniti relativi a costi e profitti delle società americane presenti nell’ UE nel biennio 2016-2017. I risultati dell’analisi sono a dir poco sconvolgenti: il movimento di capitali non dichiarati ha comportato perdite fiscali per i paesi europei nei quali tali aziende operano per un ammontare di 10 miliardi di euro. La Francia si colloca prima, perdendo 2,7 miliardi di imposte sulle società che depositano i propri risparmi nei Paesi Bassi; fanno seguito l’Italia e la Germania, entrambe con un buco di 1,5 miliardi di dollari ed infine la Spagna, che dall’evasione causata dai paradisi fiscali olandesi perde un’ammontare di quasi un miliardo di dollari. In questa ricerca non sono state tenute conto delle grandi corporation di altri paesi. Va aggiunto inoltre un altro dato sconvolgente: le 15 mila società fantasma hanno spostato ricchezze per 4.500 miliardi di euro, una cifra che corrisponde a quasi 6 volte il Pil olandese e due volte e mezzo quello italiano. 

Il paradiso in terra per le multinazionali

Arjan Lejour, professore di Diritto tributario ed economia pubblica alla Tilburg University, ha effettuato uno studio sull’ammontare delle perdite derivanti dall’evasione fiscale a danno dell’Olanda, che ogni anno perde ben 2,5 miliardi. Perché, allora, i Paesi Bassi tollerano così tanto questo fenomeno? Semplice: l’enorme profitto derivante dal turismo fiscale mantiene l’economia olandese più florida che mai. Le multinazionali generano 40% dell’ occupazione in Olanda, l’ 80% del commercio verso l’ estero, due terzi del fatturato privato e il 40% della produzione economica totale. Un enorme business miliardario, in vita grazie alle 15 mila “scatole vuote” e alle 25 mila multinazionali che si rivolgono all’Olanda per “proteggere” i loro “risparmi”.

I capitali delle multinazionali fanno un piccolo pit stop europeo prima di approdare altrove, ovvero nei paradisi fiscali come le Bermuda, Cayman, Singapore, Emirati Arabi e Porto Rico. Questi dati devono spingere tutti i paesi membri dell’Europa ad attuare una profonda riflessione sulla necessità di ristrutturare l’impalcatura burocratica dell’Unione. L’emergenza derivante dal coronavirus sta mettendo in evidenza le crepe interne all’Europa, oggi molto diversa da come se l’erano immaginata i fondatori al momento della sua creazione.

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