Coronavirus, Toti vuole riaprire i cantieri mentre Locatelli propone: “Riaprire le scuole il prossimo anno”

Due Italie, rappresentate da due personaggi con ruoli istituzionali profondamente diversi.

Da un lato c’è l’Italia che vuole ripartire, in barba ai rischi di nuovi contagi – in un momento in cui la situazione è in miglioramento ma è ancora lungi dall’essere buona; dall’altro c’è l’Italia che, con maggiore prudenza, vorrebbe ulteriormente temporeggiare.

Toti per la riapertura

Ad esprimere la prima posizione è il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che ha annunciato – come riportato da diverse realtà online – che nella sua Regione diversi cantieri riapriranno e in tal senso quest’oggi ha in vista un incontro: “A Pasquetta vertice con i tecnici e gli assessori competenti per parlare del decreto-ordinanza che colmi alcune lacune del provvedimento governativo che prolunga il lockdown fino al 3 maggio”. Perché è “imbarazzante che restino bloccati alcuni cantieri come quelli per la fibra ottica”.

Inoltre, la Liguria consentirà la manutenzione degli stabilimenti balneari e la silvicoltura (la coltivazione e la manutenzione dei boschi).

Toti, quindi, ha annunciato che vorrebbe fare della Liguria una sorta di laboratorio a livello nazionale: “Vorrei prendere alcune aziende pilota che magari sono già pronte in Liguria, d’intesa con i sindacati ed l’Agenzia per la sanità per fare alcune sperimentazioni su come si potrà tornare sul posto di lavoro”. “Dobbiamo studiare e preparare le profilassi del domani, se, come e con quali spazi, si può ripartire”.

Locatelli a ‘Che tempo che fa’: “Riaprire le scuole il prossimo anno”

Ben più prudente la posizione espressa durante la puntata di ieri di ‘Che tempo che fa’ da Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità) che, parlando della riapertura delle scuole, penserebbe già al prossimo anno scolastico: “Personalmente penso che si possa fare una riflessione per posporre la riapertura delle scuole al prossimo anno“.

Ovviamente, ha specificato, la decisione “spetta al governo. Quello che mi preoccupa di più al momento è se si abbandonano i comportamenti individuali che ci hanno portato a limitare il numero dei ricoverati e ridurre il numero dei morti. Se chiudere le attività produttive e attuare il distanziamento sociale e la limitazione delle libertà personali è stato doloroso, riaprire senza che il Paese torni nell’emergenza è un’operazione delicata“.