Coronavirus, anche i cadaveri infettano? Il caso dell’anatomopatologo positivo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:38

Un anatomopatologo ha contratto il coronavirus, potrebbe trattarsi del primo caso d’infezione verificatosi per contatto con un cadavere.

Secondo un articolo pubblicato sul Journal of Forensic and Legal Medicine Study, un anatomopatologo thailandese potrebbe essere il primo caso di coronavirus contratto da un cadavere. Il medico legale si è ammalato alla fine di marzo dopo aver effettuato alcune autopsie su persone decedute a causa del Covid-19. Fino ad ora si è sempre creduto che il virus non possa essere trasmesso dai corpi deceduti.

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L’ipotesi sostenuta dagli studiosi che hanno pubblicato l’articolo, infatti, è che il medico legale possa aver toccato i polmoni del paziente senza le dovute precauzioni. In questo  si legge: “Gli esperti della scientifica devono indossare strumenti protettivi che includono guanti, tuta, casco e occhiali. Le procedure di disinfezione utilizzate nelle sale operatorie, inoltre, vanno effettuate anche nell’unità scientifica. Secondo i nostri migliori dati, questo è il primo caso di infezione e morte dovuta al Covid-19 tra il personale dell’unità scientifica”.

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Medico legale contagiato da un cadavere?

I dati precedenti al caso thailandese portano ad escludere che il contagio sia avvenuto durante l’autopsia di un cadavere. Inoltre l’Oms ha dichiarato che le chance di prendere il Coronavirus dai cadaveri è molto bassa, specie se si prendono un minimo di precauzioni. Solitamente, infatti, è molto raro contrarre infezioni da una salma: “Ad eccezione di febbri emorragiche (come Ebola e Marburg) e colera, i cadaveri non sono infetti” – si legge nello studio – Solo i polmoni di pazienti con influenza pandemica, se maneggiati senza la dovuta cautela, possono essere infetti”. Infine gli studiosi concludono sottolineando: “Dalle tabelle non ci sono prove che persone abbiano contratto l’infezione dall’esposizione ai corpi di persone decedute di Covid-19”.

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