Coronavirus, cambio di regime in Venezuela? Ecco come Trump potrebbe “liberarsi” di Maduro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:13

Con un Venezuela “distratto” dal Coronavirus e alle prese con una nuova crisi economica, gli States potrebbero decidere di agire per rovesciare la presidenza di Maduro

Stretta degli Usa su Nicolás Maduro. Il Governo Trump potrebbe sfruttare lo stato di emergenza scaturito dal Coronavirus per tentare di rovesciare definitivamente il dittatore venezuelano? Sembra proprio di sì, o almeno questa è una delle interpretazioni dei fatti che è stata fiutata dai media stranieri. Per altri, invece, si tratterebbe di un maldestro tentativo messo in piedi dal Tycoon per distrarre l’opinione pubblica da una gestione scricchiolante della pandemia.

Quello che sappiamo è che agli inizi del mese di aprile, in seguito alle accuse formulate dal Dipartimento di Giustizia statunitense contro Maduro, la flotta anti-droga a stelle e strisce è salpata alla volta delle coste messicane e venezuelane. “Non permetteremo che i cartelli della droga approfittino della pandemia per minacciare la vita dei cittadini degli Usa”, ha detto Trump nell’annunciare- insieme a Mark Esper (Segretario alla Difesa)- la decisione presa. E secondo Carlos Montaner questo mosse sarebbero la dimostrazione della volontà politica di porre fine al regime di Maduro.

Trump ancora contro Maduro, le accuse sul narco-traffico e la partenza della flotta USA

Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro ha utilizzato il suo potere per sostenere il terrorismo internazionale e per svolgere un ruolo di guida nel traffico illegale di droga all’interno del suo Paese“.  Lo ha affermato il governo degli Stati Uniti, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta circa un mese fa alla presenza di William Barr (Procuratore generale) e dei membri delle Procure distrettuali di New York e Miami, intervenuti in collegamento video. La formalizzazione dell’accusa ha visto l’istituzione di una taglia dal valore di 15 milioni di dollari.

Per questo motivo, cioè per contrastare il narco-traffico venezuelano, gli Usa starebbero conducendo quella che è stata definita- da Medea Benjamin e Leonardo Flores- la più grande operazione militare condotta dagli Usa in America latina negli ultimi 30 anni. La penultima che si ricordi è avvenuta a Panama ed è datata 1989: riguardava la rimozione del generale Manuel Noriega. Le attuali operazioni militari stanno avendo luogo nella particolarissima e delicata situazione storica determinata dalla pandemia da Coronavirus.

L’obiettivo da colpire è il regime illegittimo di Maduro in Venezuela, sostenuto economicamente dal denaro che giunge dal mercato del narcotraffico. Robert O’Brian, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, ha dichiarato che gli States continueranno ad attuare a la loro politica di pressione atta a contrastare le attività illegali del suo regime, traffico di droga incluso. Da parte sua, il governo venezuelano aveva fatto sapere di ritenere l’incriminazione Usa al pari di una nuova forma di colpo di Stato (fonte: Affari italiani).

Trump contro Maduro, ecco perché il narcotraffico sarebbe solo un pretesto

Fatto sta che l’immenso spiegamento di forze voluto da Trump ha sollevato dei sospetti: possibile che, in un momento di emergenza sanitaria simile, si sia pensato davvero di opporsi al narco-traffico impiegando mezzi così massicci? Ed ecco spuntare delle dichiarazioni di un funzionario del Pentagono, raccolte di Newsweek, il quale pare abbia affermato che il reale obiettivo dell’operazione è il rovesciamento del potere di Nicolás Maduro.

Il colpo di Stato compiuto da Jean Guaidò nel gennaio del 2019 non ha sortito gli effetti sperati, e si starebbe dunque cercando di tentare una nuova strada. Che la droga sia uno specchietto per le allodole ha spiegato molto bene Pino Arlacchi, che per cinque anni è stato il Direttore dell’Unodc (il programma antidroga dell’Onu):

Non esiste, se non nella fantasia malata di Trump e soci, alcuna corrente di commercio illegale di narcotici tra Venezuela e Stati uniti. Basta consultare le due fonti più importanti sul tema, l’ ultimo rapporto Unodc sulle droghe (World Drug Report 2019) e l’ultimo documento della Dea (National Drug Threat Assessment 2019), la polizia antidroga americana (…). Il rapporto Onu che fornisce il quadro più dettagliato menziona il Messico, il Guatemala e l’Ecuador come le sedi di transito della droga verso gli Stati uniti. E l’assessment della Dea cita i celebri narcos messicani come i maggiori fornitori del mercato statunitense”.

Maria Mento

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