Parto miracoloso in Carolina del Nord: due gemelline nate (e sopravvissute) dopo una gestazione di 22 settimane

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:33

Makayla e Makenzie Pope sono due gemelline che sono nate dopo aver trascorso nell’utero materno solo 22 settimane. Si è trattato di un parto prematuro che ha fatto parlare di record

Makayla e Makenzie Pope sono due gemelline da record. Le piccole sono venute al mondo 4 mesi fa, e più precisamente in data 8 dicembre del 2019 presso il Duke University Hospital di Durham (Carolina del Nord). La loro mamma, Tracey Hernandez, ha affrontato il parto con la morte nel cuore: le sue gemelline sarebbero nate a sole 22 settimane e 3 giorni di gestazione e i medici le avevano detto che quasi sicuramente non sarebbero sopravvissute.

Il momento del parto è stato documentato con la realizzazione di fotografie che rappresentano una testimonianza eccezionale di quanto accaduto. Anche perché le bimbe non sono morte e presto torneranno a casa.

Gemelline nate a 22 settimane di gestazione, la storia a lieto fine delle piccole Makayla e Makenzie

Al momento della nascita pesavano una 1 libbra e un oncia (circa 0,498 kg) e l’altra 1 libbra e 3 once (circa 0,589 kg). Per loro i medici avevano predetto possibilità di sopravvivenza vicine allo zero. Perché se vieni al mondo alla 22esima settimana di gestazione, e non dopo una regolare gravidanza di nove mesi, i tuoi organi vitali non sono sviluppati a sufficienza per consentire al tuo organismo di sopravvivere.

Makyala e Makenzie Pope, figlie di Tracey Hernandez e del fidanzato Anthony Pope, sono venute a mondo in questa tragica circostanza. Da gemelline condannate a morte certa, la loro tempra ha sovvertito ogni convinzione medica e le piccole- nate 4 mesi fa a Durham- sono riuscite a sopravvivere.

Questa esperienza vissuta dai medici del Duke University Hospital getta una luce nuova anche sulla questione aborto: questo parto dimostra che bambini possono sopravvivere anche se fatti nascere a 22 settimane di gestazione.

Il dibattito sull’aborto ha trovato un terreno fertile nelle recenti decisioni prese da alcuni Stati USA per contrastare il Coronavirus. Si è deciso di vietare temporaneamente gli aborti per dirottare tutti i dispositivi medici verso la cura dei pazienti Covid-19; gli attivisti avevano sollevato il dubbio che si stesse cercando di utilizzare la scusa della pandemia per impedire alle donne di compiere una scelta di cruciale importanza per la loro vita.

Gemelline nate a 22 settimane di gestazione, la mamma: “Le leggi sull’aborto vanno riviste”

In Carolina del Nord, lo Stato in cui sono nate Makayla e Mackenzie, l’aborto oltre la 20esima settimana è vietato ed è ammesso esclusivamente nel caso in cui l’interruzione di gravidanza possa salvare la vita alla donna.

Tracey Hernandez è a favore della vita e sostiene che la legislazione statunitense sull’aborto debba essere rivista. Lo scorso anno ha sollevato scalpore la decisione di far passare una legge che consenta di praticare l’aborto addirittura fino al nono mese di gravidanza, nel caso in cui ci sia pericolo di vita per la partoriente. Ma la situazione dei Paesi Usa è molto variegata e complessa da questo punto di vista. Come ci racconta, Avvenire, sarebbero ben 20 gli Stati che prevedono la possibilità di un’interruzione alla 21esima settimana e 17 quelli che avrebbero fissato il limite a 22 settimane.

Le mie bambine sono la prova che a 22 settimane si può sopravvivere se viene concessa questa possibilità. Non è giusto che la vita- ha spiegato la donna venga riconosciuta tale solo a 23 settimane. Normalmente i bambini nati prima di allora vengono semplicemente cancellati e non hanno la possibilità di sopravvivere. Non sono d’accordo con le leggi sull’aborto così come sono. Le mie due bambine sono nate vive e sembravano completamente formate. Tutti hanno diritto a una scelta, ma la legislazione dovrebbe porre un limite inferiore“.

E i fatti, almeno nel caso di Mackanzie e Makayla, sembrano dare ragione alla loro  mamma: le piccole hanno sofferto di problemi respiratori non critici e dovrebbero riuscire a riprendersi completamente. Per il mese di maggio i medici prevedono di dimetterle dal reparto di terapia intensiva neonatale in cui si trovano ancora ricoverate. Le bimbe hanno anche una sorellina maggiore, che si chiama Jada.

Maria Mento

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