Coronavirus, l’appello di 100mila medici: “Mappare tutti gli asintomatici o rischio ondata di ritorno”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:49

mappare gli asintomatici in ItaliaAumentare il numero dei tamponi per individuare tutti i pazienti contagiati ma asintomatici ed avviare in anticipo i trattamenti terapeutici. È l’appello di 100mila camici bianchi a Conte e alle Regioni

Effettuare tamponi a tappeto allo scopo di riuscire a mappare sia gli asintomatici che i paucisintomatici nella loro totalità, riuscendo in tal modo a debellare la pandemia di coronavirus grazie a repentini interventi terapeutici. Sono in 100mila a chiederlo: si tratta dei medici di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri di quasi tutte le città italiane in un maxi appello rivolto al Governo ma anche alle Regioni, affinchè venga concretamente avviato un piano per scoprire i contagi anche nel caso in cui non vi siano sintomi, evitando in tal modo il concreto rischio di un’ondata di ritorno in estate o durante il prossimo autunno. La richiesta alle autorità sanitarie è chiara e precisa: “Rafforzare il territorio, vero punto debole del Servizio sanitario nazionale”, mettendo in campo centinaia di squadre di medici che, a domicilio, possano curare anche coloro che presentano sintomi lievi con opportuni trattamenti terapeutici.

I medici, riuniti da settimane in un gruppo social, ritengono che l’individuazione dei pazienti “asintomatici o paucisintomatici e tutti i familiari dei casi conclamati” di coronavirus, “sia oltremodo indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno dei contagi appena finirà il lockdown”. Nella lettera i camici bianchi sottolineano che “da quasi due mesi ci stiamo scambiando informazioni sull’insorgenza della malattia causata dal Coronavirus, sul come contenerla, sul come fare, a chi rivolgersi, come orientare la terapia, come e quando trattarla, e siamo pressoché giunti alle stesse conclusioni: i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio, prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in Rianimazione”. Fondamentale è il riconoscimento dei primi sintomi, “anche con tamponi negativi”: pertanto i medici chiedono che le loro esperienze cliniche vengano messe a frutto “senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o Tc, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la clinica, ma che non la sostituiscono”.

La richiesta dei medici in una missiva a Governo e Regioni

Da qui la richiesta dei medici, con “la possibilità di attivare squadre speciali di sanitari in tutte le Regioni, in maniera omogenea, senza eccessiva burocrazia, avvalendosi dell’esperienza di noi tutti nel trattare precocemente i pazienti, anche con terapie off label, alcune delle quali peraltro già autorizzate dall’ AIFA”. “Lo chiediamo perché tutti gli sforzi fatti finora col distanziamento sociale, non vadano perduti, paventando una seconda ondata di ricoveri d’urgenza dei pazienti tenuti in sorveglianza attiva per 10-15 giorni, ma che non sono stati visitati e valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi”.

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