Coronavirus, si indaga sulle responsabilità della Lombardia: si sapeva un mese prima?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:04

Le indagini sulle modalità di gestione dell’emergenza da parte della Lombardia vertono su un punto in particolare: quel famoso 23 gennaio, data nella quale si sarebbero potute prendere iniziative decisive

Che ci si sarebbe dovuti muovere prima per attivare il lockdown totale è oramai un’opinione condivisa da tutta la comunità scientifica, ma resta aperta una questione fondamentale: ricercare la verità di come davvero siano andate le cose nei mesi ritenuti decisivi per prevenire il devastante contagio che ha colpito tutta l’Italia. Mentre si contano i morti sicuramente non è il momento di fare polemiche, ma per capire davvero come si sia potuti arrivare a dove siamo ora, bisogna stabilire le responsabilità di chi avrebbe dovuto prendere iniziative ritenute decisive per prevenire la strage che stiamo vivendo.

Le linee guida di prevenzione mai arrivate ai medici di base

Accuse ed inchieste stanno travolgendo tutta l’Italia, ma alcune regioni in particolare sono sotto la lente d’ingrandimento giudiziaria, prima fra tutte la Lombardia. E chi sta indagando su questa regione sta partendo da una data precisa: il 23 gennaio, giorno in cui il consigliere regionale Giulio Gallera convoca d’urgenza la prima riunione della task force sanitaria per poter mettere a punto un piano per prevenire l’eventuale diffusione del covid. Esattamente un mese prima dei fatti di Lodi. In quella fatidica riunione il consiglio regionale lombardo ha elaborato un “raccordo operativo” con tutti i medici di base presenti sul territorio, andando a stilare delle linee guida che, a quanto pare, ai medici di base non sono mai arrivate, come ha affermato Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine milanese.

Le scelte avventate fatte in piena pandemia

Se queste linee guida sono state davvero diffuse, come è possibile che la Regione Lombardia si sia trovata totalmente disarmata all’inizio davanti a questo nemico? Ed inoltre, come mai non si è provveduto all’acquisto repentino di dispositivi di protezione sanitaria, gel disinfettanti, e i reparti siano stati inizialmente totalmente sprovvisti della strumentazione sanitaria necessaria ad affrontare un’emergenza del genere? E’ stato dunque inevitabile giungere al punto in cui è stato necessario varare provvedimenti di emergenza a pandemia già avviata, che hanno comportato gravissimi errori, primo fra tutti quello di chiedere alle RSA di accogliere i casi di covid-19 definiti “a bassa intensità”.

Pur volendo lasciare il beneficio del dubbio e non giungere a conclusioni affrettate, una domanda su tutte resta ancora aperta: se la riunione è stata fatta il 23 gennaio, come è possibile che la prima circolare ai medici di base sia arrivata esattamente un mese dopo, il 23 febbraio, esattamente due giorni dopo il caso di Codogno?

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