Coronavirus, in Italia arriva l’App “Immuni”: ecco come sarà gestito il nostro ritorno alla “normalità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:39

Coronavirus, app Immuni

La fase 2, che prevede una lenta ma progressiva riapertura del nostro Paese, sarà gestita anche per mezzo di un’App chiamata “Immuni”. Si parla di possibili restrizioni alla mobilità per chi non la installerà

Immuni è l’app di contact tracing che è stata scelta dal Governo italiano per intervenire nella gestione della cosiddetta fase 2 dell’emergenza Coronavirus. Come dovrebbe funzionare? Si tratta di un sistema di controllo che dovrebbe tracciare i contatti delle persone contagiate. Lo scopo è quello di tenere sotto controllo la situazione per evitare una seconda ondata di contagi e focolai.

Parliamo di un sistema che da molti è stato criticato per la paura di una possibile violazione della privacy dei cittadini (pericolo che sarebbe scongiurato dall’anonimato garantito alle informazioni veicolate dal sistema) e che potrebbe rivelarsi fallace qualora non la scaricasse sui propri dispositivi almeno il 60% della cittadinanza. Come ora vedremo, però, c’è anche un altro aspetto da considerare: si potrebbero prospettare all’orizzonte delle restrizioni alla mobilità di chi deciderà di non installarla sul suo smartphone.

Restrizioni per chi non userà l’App “Immuni”? Che cos’è e come sarà utilizzata

Stiamo per entrare nella fase 2 dell’emergenza e due delle parole che già ci sono diventate familiari sono “contact tracing“. Si parla di una gestione informatica dell’emergenza, tramite tracciamento delle persone contagiate dal Coronavirus. A fare sì che questo controllo possa aver luogo sarà l’installazione di un’App chiamata “Immuni“.

Cerchiamo, innanzitutto, di capire che cosa sia “Immuni”. “Immuni” è un’ App progettata dalla società Bending Spoons, che ne ha concesso la licenza d’uso aperta, gratuita e perpetua esclusivamente per spirito di solidarietà. L’app è stata ritenuta la più idonea a essere utilizzata per aiutare ad affrontare la fase 2 dell’emergenza perché- come ci spiega Quifinanza– è conforme al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT e per l’anonimato che garantisce a chi la utilizzerà (non c’è il servizio di geolocalizzazione).

Ma come avverrà il controllo tramite App? Ci saranno delle regioni-pilota in cui “Immuni” verrà testata e a questa prima fase ne seguirà una seconda di estensione del servizio, ma su base volontaria. A questo punto sorge un problema che viene evidenziato dal Corriere della Sera:

“(…) Il tema è delicato, perché incrocia la tutela della privacy e l’efficacia dei controlli decisivi per la fase 2, cioè per la riapertura del Paese.Immuni è la app scelta dal governo per tracciare i contatti delle persone contagiate, in modo da contenere gli effetti di un’eventuale seconda ondata. Per essere utile alla causa dovrà essere scaricata almeno dal 60% della popolazione.  Altrimenti i contatti mappati, nel rispetto della privacy delle singole persone visto che tutte le informazioni sarebbero anonimizzate, non sarebbero sufficienti a tenere sotto controllo la situazione (…)”.

Restrizioni per chi non userà l’App “Immuni”? Il Copasir convocherà Domenico Arcuri

Per fare in modo che i cittadini la scarichino in numero tale da raggiungere quel famoso 60% sotto al quale il tracciamento diverrebbe fallace, ci potrebbe essere un incentivo. Di che tipo? Si parla di un braccialetto appositamente pensato per le persone anziane che con gli apparecchi telefonici di ultima generazione hanno poca dimestichezza. Un ulteriore incentivo potrebbe derivare dal fatto che l’App potrebbe rimanere scaricabile su base volontaria, consentendo anche la scelta tra App o braccialetto, ma inserendo delle limitazioni nella mobilità di quanti non la scaricheranno. Si legge ancora:

“(…) Cosa si intende di preciso con limitazioni alla libertà di movimento resta ancora da chiarire. Non l’obbligo di restare in casa, non sarebbe possibile. Ma ci potrebbe essere una stretta sugli spostamenti che invece per tutti gli altri, nella fase 2, saranno consentiti progressivamente. La proposta, ancora in fase di elaborazione, potrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni dalla commissione tecnico-scientifica, d’accordo con Domenico Arcuri, il commissario straordinario che ha firmato l’ordinanza proprio per l’app, e d’intesa anche con la task force guidata da Vittorio Colao. La decisione finale, naturalmente, spetta al governo.”.

Insomma, non si tratta di certezze ma di ipotesi che potrebbero prendere corpo nel prossimo futuro. Intanto, come scrive l’Huffington Post, Il Presidente del Copasir Raffaele Volpi ha fatto sapere che a breve il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri verrà convocato in audizione per relazionare sull’azienda titolare progetto, sulle forme scelte per l’affidamento e per il tipo di gestione dell’applicazione che si intende attuare.

Maria Mento

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