Cos’è il Reddito universale di base che mette d’accordo il Papa, Zuckerberg e il vicepresidente della BCE?

In questi giorni si parla diffusamente del Reddito universale di base: scopriamo cos’è e come potrebbe aiutare i cittadini dopo il Covid-19.

In questi giorni si è cominciato a parlare diffusamente della crisi economica che sta investendo e probabilmente investirà nel prossimo futuro tutte le nazioni colpite dal Covid-19. Sono centinaia di migliaia le persone che nel mondo hanno perso la propria occupazione a causa della quarantena e delle difficoltà economiche create alle aziende dalla cessazione obbligata delle attività. I prestiti ed i finanziamenti a fondo perduto non saranno probabilmente una soluzione che darà risultati immediati e nei prossimi mesi altri lavoratori potrebbero aggiungersi alla casella dei disoccupati.

Leggi anche ->Coronavirus, Israele: oltre duemila persone hanno protestato contro il Governo rispettando però il distanziamento sociale – VIDEO

Ai problemi economici delle aziende, si aggiunge poi l’obbligo del rispetto del distanziamento sociale, il che comporta un minor numero di lavoratori per turno e di conseguenza una produzione numericamente inferiore a quella che si faceva prima dell’approdo del Covid-19. Come risolvere dunque i problemi economici dei lavoratori e quelli delle aziende? Una soluzione che fino ad un anno fa sembrava pura fantapolitica, sta oggi girando in maniera convinta sui media e nei vari parlamenti. Di cosa si tratta? Del reddito universale di base.

Leggi anche->Coronavirus, torna Beppe Grillo con una proposta: “è l’ora del reddito universale per tutti”

Cos’è il reddito universale di base

A sostenere che al termine di questa emergenza gli stati dovrebbero concedere ai cittadini un reddito universale di base sono stati sia Papa Francesco che il creatore di Facebook Mark Zuckeberg. A questa idea di un reddito di sostentamento concesso a chiunque si trovi nell’impossibilità di trovare un lavoro si è mostrato propenso anche il vicepresidente della Bce Luis Guidons. Qualcosa di simile è stato fatto in Italia con il reddito di cittadinanza e in Francia il presidente Macron ha espresso già nel 2018 l’intenzione di creare: “Un reddito da lavoro universale che unisca il maggior numero possibile di prestazioni e di cui lo Stato sia pienamente responsabile”.

Il principio base di questo reddito universale, però, è la sua presenza incondizionata; sarebbe dunque fornito ai cittadini in qualsiasi condizione: quindi cumulabile anche con un eventuale reddito lavorativo per chiunque sia in possesso di cittadinanza e residenza. Il primo Paese europeo ad avvicinarsi a questo concetto è stata la Finlandia che nel 2017 ha scelto 2000 cittadini a cui fornire un reddito mensile di 560 euro esentasse. Il test ha dimostrato che la concessione del reddito non ha un impatto negativo sul mondo del lavoro come sostenuto invece dai detrattori del sistema.

Il primo Paese europeo che ha invece intenzione di immetterlo senza limiti di tempo pare sia la Spagna. Ad annunciarlo è stato Il Ministro della Sicurezza Sociale José Luis Escrivá che a ‘El Pais’ ha dichiarato: “Sarà strutturale, permanente, è in arrivo per restare. Sarà qualcosa di nuovo che la previdenza sociale non ha offerto fino ad ora e stiamo cercando di accelerare il più possibile”.

Lo scenario immaginato da Nick Srnicek e Alex Williams

L’idea di un reddito universale di base era stata ipotizzata in uno scenario lavorativo post capitalistico da Nick Srnicek e Alex Williams, nel libro ‘Inventing the Future: Postcapitalism and a World without work’. In questo testo si ipotizza che tutti i lavori manuali vengano affidati a robot guidati da esseri umani o dotati di un’IA che gli permetta di svolgere i compiti più duri. In questo modo le aziende potrebbero mantenere una produttività alta, mentre coloro che rimarrebbero senza lavoro sarebbero sostentati con un reddito di base che gli consentirebbe di non soffrire l’assenza di un guadagno e di cercare con calma un’occupazione differente. Una prospettiva fino a poco tempo fa difficilmente immaginabile ma che nella situazione attuale e con il rischio che il virus torni a causare morti lo sembra un po’ meno.